Una sentenza del Tar di Brescia pubblicata in questi giorni  ha regalato una nuova vittoria a chi combatte da anni per una effettiva tutela della Riserva naturale delle Torbiere del Sebino. I giudici hanno respinto in blocco l’articolato ricorso presentato dai capannisti contro i provvedimenti di revoca di una parte degli appostamenti di caccia galleggianti presenti sul lago d’Iseo proprio davanti alla Riserva. Un altro successo della legge e della giustizia contro l’arroganza dei cacciatori, che corona la lunga battaglia che la Lega per l’abolizione della caccia e il Gruppo d’intervento giuridico onlus hanno combattuto a colpi di solleciti ed esposti alla magistratura e alle amministrazioni pubbliche competenti. Una ulteriore conferma della legittimità di questa campagna, già implicitamente riconosciuta dall’intervento della Commissione europea, che su richiesta della Lac aveva voluto verificare l’applicazione della direttiva Habitat. In seguito all’intervento europeo l’Ufficio territoriale regionale di Brescia aveva revocato una parte degli appostamenti di caccia che cinturano l’area protetta, ma contro questa decisione sono insorti i proprietari. La battaglia è però ancora aperta, perché attorno alle Torbiere esistono ancora molti, troppi appostamenti terrestri la cui esistenza contrasta con la normativa comunitaria che prevede una approfondita valutazione dell’incidenza complessiva di tutte le attività capaci di influire sulla conservazione dei Siti Natura 2000. E c’è anche un altro capitolo aperto. In primavera la presidente dell’ente gestore della Riserva, Emma Soncini, esponente del mondo venatorio, aveva fatto, secondo la Lac, un regalo ai capannisti cancellando le convenzioni per la vigilanza attivate con le associazioni ambientaliste e questo dopo 700 ore di servizio svolte a costo quasi zero nel 2016. Nonostante vari solleciti, per riattivarle la presidente ha preferito attendere il pronunciamento del Tar, e adesso che la sentenza è arrivata, favorevole alla tutela della Riserva, ci chiediamo se intenda procedere o se preferisca continuare a rispondere ancora del suo operato ai cacciatori invece che alla collettività.

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