Fra tre settimane, il 2 ottobre, si aprirà a Milano con l’udienza preliminare il processo per presunte tangenti che vende imputato l’ex presidente della Regione Roberto Formigoni, ma il suo successore Roberto Maroni, sostenuto dal centrodestra, ha deciso di non costituirsi parte civile in nome e per conto della Regione. La mozione di Roberto Bruni (Patto civico) è stata infatti respinta dal consiglio regionale. La maggioranza, con 31 voti, è rimasta compatta: Bruni ha raccolto 26 voti fra Patto civico, Pd e Movimento 5 stelle. In caso di condanna penale quindi non ci potrà essere causa civile con richiesta di risarcimento danni. La vicenda riguarda l’acquisto di un’apparecchiatura sanitaria usata contro il cancro, il Vero, che l’ospedale Maggiore di Cremona aveva acquistato per ben 8 milioni e 300mila euro, senza bando di gara pubblica né procedura negoziata, ma il semplice invito a una sola società, la Hermex, mentre gli uffici regionali non emettevano alcuna valutazione tecnica sull’effettivo valore dell’apparecchiatura sanitaria. Secondo l’accusa Formigoni fra il 2011 e il 2012 avrebbe usato i suoi poteri per fare in modo che la Regione finanziasse l’acquisto da parte dell’ospedale cremonese, e avrebbe ricevuto regali per un totale di 447mila euro. Malgrado il rinvio a giudizio, dunque, l’amministrazione regionale, come ha commentato il consigliere dei 5 stelle Eugenio Casalino, non prende le distanze dal “ventennio formigoniano” e non partecipa all’accertamento dei fatti nel processo che sta per iniziare. Per Casalino i danni morali, patrimoniali e d’immagine subiti dai cittadini lombardi, costretti ad assistere a scandali e processi a ripetizione, meritavano una presa di posizione immediata. L’assessore al reddito Francesca Brianza, invece, ha parlato di motivazioni tecniche ed è intervenuta per giustificare il diniego del centrodestra.

Paolo Zignani

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