Cremona La bozza della nuova strategia energetica nazionale, documento di 230 pagine presentato dai ministri Carlo Calenda e Gian Luca Galletti, smentisce clamorosamente, a distanza di cinque anni, l’orientamento dell’amministrazione provinciale di Cremona, che si era tradotto in una serie di autorizzazioni di impianti per la produzione di energia rinnovabile senza eguali in Italia. L’uso delle biomasse, infatti per i ministeri dello sviluppo e dell’ambiente, dovrà essere ridimensionato “a causa del loro impatto negativo sui sistemi emissioni”, in particolare per le polveri sottili, come la bozza ministeriale afferma a pagina 12. E nella categoria delle biomasse rientrano anche le centrali a biogas, oltre 200 in provincia, un record nazionale di cui è andata fiera l’amministrazione Salini. Un problema anche per il Comune di Cremona, che della centrale a biomasse realizzata di Linea energia accanto all’inceneritore si avvale per lo smaltimento di legna, come nel caso degli alberi potati o caduti, secondo le disposizioni del Consorzio forestale. Dopo l’accordo di Parigi maturano comunque le condizioni per un’inversione di tendenza sul piano nazionale, con nuove politiche che quindi potrebbero non prevedere più i contributi pubblici a biomasse e biogas. Lo smacco per le scelte politiche del territorio prosegue quando la nuova strategia prende in esame le centrali idroelettriche di piccola taglia, che risultano del tutto “antieconomiche”. Lo nota Enrico Duranti, del gruppo No Gasaran di Sergnano, ricordando il caso delle centraline autorizzata nelle palate Malcontenta e Babbiona, fra Sergnano e Casale Cremasco, e della proposta di una mini-idro nella nella riserva naturale del Menasciutto. A pagina 52 il documento in consultazione per tutti i cittadini, letto e analizzato dalle associazioni in questo periodo, il governo mette in discussione i “generosi incentivi” per le bio-energie, che senza contributi pubblici non potrebbero essere prodotte. E occorre ricordare che gli incentivi sono stati pagati dai cittadini con un costo aggiuntivo in bolletta. L’auspicio di Duranti, come già di Salviamo il Paesaggio e delle altre associazioni ecologiste, è un’ulteriore riconversione dell’agricoltura ai tradizionali fini alimentari, dopo la svolta delle agro-energie attuata diversi anni fa.

 

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