Il sindaco Gianluca Galimberti, con il sostegno di una delibera di giunta pubblicata stamattina sul sito del Comune, ha dovuto dare incarico agli avvocati Alberto Fossati e Fabio Romanenghi, di Anci Lombardia, per fare ricorso al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e nutrire così la speranza di riavere dallo Stato tutti i tre milioni e 306mila euro che il Comune ha anticipato di tasca propria per il funzionamento del palazzo di Giustizia di Cremona. Sinora il ministero di Grazia e Giustizia ha rimborsato all’amministrazione soltanto un milione e 150mila euro per l’affitto e le spese di manutenzione dal 2011 al 2015. Infatti i rapporti economici tra enti locali e ministeri sono diventati più complicati: anni fa non ci si aspettava che lo Stato non pagasse per tempo al Comune gli affitti, in base a una legge del ‘41. Una questione che, dal punto di vista amministrativo, va però oltre le competenze del tribunale, la cui sede è stata risistemata dal Comune, e raggiunge ormai il Quirinale. Infatti il decreto Gentiloni del 10 marzo ha messo 300 milioni a disposizione per i creditori, rateizzando i pagamenti in trent’anni, per chi accetta senza fare ricorso. Precisamente il ministero era pronto a riconoscere al Comune solo 730mila euro e non i due milioni e 156mila euro ancora attesi dall’amministrazione comunale. La giunta ha deciso quindi di non accettare la proposta governativa di transazione – che scadeva il 30 settembre – per fare ricorso assieme ad Anci e gli altri Comuni proprietari di tribunali ministeriali, chiedendo l’intero importo dovuto dallo Stato e riconosciuto dallo stesso tribunale. Il cui sfratto è però solo un’ipotesi teorica. Conseguenze per il bilancio comunale ce ne sono, perché l’assessore Maurizio Manzi dovrà cancellare altri residui attivi, come già negli anni scorsi. Si tratta di soldi liquidi che non arrivano più fra le entrate certe: il bilancio regge comunque, ma subisce un danno. Problemi di bilancio anche per l’ente Provincia, che ha dovuto approvare un piano delle alienazioni decisamente impoverito rispetto al passato. Gli edifici in vendita sono stati svalutati, in particolare l’ex sanatorio di Toscolano Maderno, svalutato di circa cinque milioni di euro dopo tre aste andate deserte, da 13 milioni e 800mila a 8 milioni e 800mila. Le visite da parte delle imprese non sono mancate: c’è interesse, ma non vengono però presentate offerte, poiché i privati contano su ulteriori ribassi. Intanto l’amministrazione provinciale, non ha ancora potuto approvare il previsionale 2017.

Paolo Zignani

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