Sentenza interlocutoria del Tar di Brescia sul ricorso presentato da circa 70 agricoltori intenzionati ad annullare il progetto dell’autostrada regionale Cremona Mantova, che vincolando i terreni per un totale di quasi duemila ettari da 15 anni, ha messo in difficoltà l’attività delle aziende agricole. Il Tar ha preso atto che il danno subito dai coltivatori non è stato documentato e non è quindi valutabile, poiché la costruzione dell’autostrada non è ancora stata autorizzata dalla Regione e nemmeno è stata attivata la procedura degli espropri. Da parte propria la società Stradivaria può ancora dichiarare la propria volontà di aprire il cantiere, in attesa dell’aia e dei finanziamenti, che ancora mancano. Un sentenza di sostanziale parità, come ha commentato l’avvocato degli agricoltori Elia Di Matteo. Una recente sentenza della Cassazione, però, rende ancora più complicata la realizzazione dell’autostrada. Infatti nel terzo grado di giudizio la famiglia Volta Baetta di Rivarolo Mantovano si è vista riconoscere dagli ermellini non solo il valore dell’esproprio, ma anche il risarcimento per il lavoro non eseguito. Si trattava di terreni espropriati dal Comune per realizzare un’area industriale i cui lotti, a causa della crisi, non sono mai stati venduti, mentre gli agricoltori hanno perso l’unico strumento di lavoro a loro disponibile. La Cassazione ha costretto il Comune a risarcire i 600mila euro del valore dell’esproprio più i 200mila dovuti per il lavoro non eseguito, che però la Costituzione italiana, all’articolo 35, tutela in ogni caso. Dunque, vige il valore di mercato, non più solo il criterio che consentito di pagare a prezzo ridotto gli espropri, da parte della pubblica amministrazione. Il lavoro va sempre tutelato, che sia di un’industria o di un’azienda agricola. Una sentenza che farà giurisprudenza a livello europeo, invertendo, tanto più dopo la Carta di Milano, il diritto al cibo e l’attribuzione del valore strategico dell’agricoltura. Una carta in più da giocare per gli ambientalisti. La crisi del ponte sul Po di Casalmaggiore, però, chiuso da alcune settimane per il rischio di cedimento strutturale, ha riacceso anche le richieste dei sostenitori della Tibre, considerata fra le soluzioni possibili per la tormentata viabilità della zona al confine tra Emilia e Lombardia. Se la Tibre arriverà fino a Casalmaggiore, infatti, costruirà un ponte per il traffico pesante. Da parte sua, invece, Cesare Vacchelli del comitato No autostrade Sì ferrovie, insiste per un ponte verso una mobilità sostenibile.

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