L’Ats di Brescia ha registrato un aumento dei casi di contaminazione del latte da aflatossina. L’aumento, relativo agli ultimi giorni è da considerare come una conseguenza della pesante siccità estiva, che ha avuto ripercussioni sul trinciato e quindi sull’alimentazione delle mucche, così come successe già nel 2015. I funghi cancerogeni vengono prodotti a partire dalla presenza della piralide, favorita dalle condizioni climatiche: tale insetto permette la contaminazione con lo sviluppo di una maggior quantità di aflatossine nel mais. Le sostanze tossiche che dal trinciato passano nelle mucche per finire poi nel latte, non passano però alle tavole dei consumatori, grazie all’attenzione degli allevatori e dalle istituzioni, che hanno aumentato i controlli. Inoltre un freno alla contaminazione è possibile anche grazie all’alimentazione del bestiame: il trinciato deve essere diluito e mescolato con altri alimenti e foraggi. Sotto la lente non c’è solo il mais coltivato d’estate: a rischio c’è anche il mais da granella mietuto in settembre, essicato e poi macinato e destinato anch’esso all’alimentazione animale. Nonostante la gran quantità di mais prodotto sui nostri territori padani, dunque, aumenta anche quello importato da paesi come Est Europa o America che corrono meno rischio di presenza di aflatossine nel latte. Dall’inizio dell’anno fino a settembre sono stati controllati 160 allevamenti, di cui tre sono risultati con valori al di fuori della norma, cioè con una concentrazione di aflatossine M 1 superiore 50 nanogrammi per litro, soglia fissata dall’unione Europea nell’applicazione del principio di precauzione per la pubblica salute, anche se si tratta di un limite molto basso, addirittura dieci volte inferiore a quello vigente, per esempio, negli Stati Uniti. Da quanto emerge invece dagli autocontrolli fino al 31 agosto 20 segnalazioni sono state presentate di cui 12 entro i 50 nanogrammi per litro, 8 sopra la soglia. L’aumento dei casi di contaminazione si è registrato in settembre: dal primo al 17 settembre 6 campioni sono stati trovati fuorilegge. Dal 18 al primo ottobre sono state addirittura 7. L’Ats annuncia la massima attenzione, mentre anche da parte degli allevatori c’è un ricorso maggiore al controllo dei mangimi. La situazione è insomma contenuta e monitorata, e il latte bresciano rimane un prodotto di qualità.

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