Cremona Le case popolari, a Cremona, costruite mezzo secolo fa se non di più, sono spesso inadeguate e superate dalla storia, troppo piccole per le famiglie numerose, oltre che bisognose di manutenzione, non attrezzate per le persone disabili e troppo poche rispetto alle richieste causate dalla crisi economica che ancora colpisce pesantemente i tanti cittadini costretti a vivere con reddito basso. Il caso di Brurgi Najya , 58 anni, è sia il sintomo di un malessere vasto, che un problema che sta diventando un’emergenza. Infatti la donna, cittadina italiana di origine marocchina, che lavora all’ospedale Maggiore da 12 anni come ausiliaria, il 2 novembre sarà sfrattata dalla casa privata dove vive con la madre di 83 anni, in piazza Somenzi, una traversa di via Postumia. Lo sfratto diventa esecutivo, anche se la donna, 58enne, ha pagato regolarmente l’affitto di 500 euro: il proprietario di casa, però, intende utilizzare l’abitazione alla scadenza del contratto. Così Najya ha chiesto una casa popolare con due camere da letto, e l’ha ottenuta trovandosi al primo posto in graduatoria. Ha avuto però, per sé e la madre, che vive in carrozzella, un alloggio popolare di largo Pagliari da 51 metri quadrati, con una sola camera da letto, da single. Prendere o lasciare, “e se non accettate tornate al vostro Paese” è stata la frase pronunciata in Comune. Najya non ha accettato, per l’impossibilità della soluzione offerta dal Comune, e il 2 novembre resterà senza un tetto. In piazza Somenzi, intanto, la scala che porta al primo piano è pericolante: c’è stato un sopralluogo dei vigili del fuoco. Tutto è pronto per il trasloco, ma con destinazione del tutto incerta. Najya, invalida al 55%, è stata assistita dal Pronto soccorso l’altro ieri per un malore al cuore, e indica un condominio Aler di via Scotti, dove ci sono alloggi disabitati, con le due camere da letto richieste. A Cremona ci sono single che che vivono in appartamenti Aler ben più grandi della sistemazione in largo Pagliari proposta alle due donne. La richiesta della donna di esporre il problema all’assessore ai servizi sociali e al sindaco Gianluca Galimberti,però, non ha trovato risposta.

Paolo Zignani

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