Cremona Il pm Eugenio Fusco, della Procura di Milano, ha chiesto al giudice delle udienze preliminari il rinvio il rinvio a giudizio dell’ex direttrice generale dell’Ospedale Maggiore Simona Mariani nell’ambito del procedimento penale sul “Vero”, apparecchiatura sanitaria per la cura dei tumori che la Regione ha pagato ben otto milioni di euro e 300mila euro. L’ipotesi d’accusa è di corruzione e turbativa d’asta. Simona Mariani, in carica dal primo gennaio 2011, avrebbe infatti accettato dei gioielli – negli atti si parla di un orologio Bulgari da 1.770 euro nel dicembre 2011 e di un braccialetto di diamanti da 4mila euro un anno dopo – per favorire l’azienda dei Lo Presti, la Hermex. L’Ospedale Maggiore non ha pubblicato alcun bando di gara e anzi ha invitato una sola società a una procedura negoziata per la fornitura dell’apparecchiatura sanitaria. La Regione ha stabilito il finanziamento milionario, ma senza l’ausilio di alcuna perizia tecnico-economica. All’ospedale di Como, inoltre, lo stesso macchinario, il “Vero”, aveva ricevuto una valutazione inferiore di ben 2,6 milioni. Anche l’istituto dei Tumori di Milano, secondo gli orientamenti della Regione, avrebbe dovuto comprare il “Vero” che invece è approdato solo a Cremona. L’inchiesta ha evidenziato il ruolo di intermediario dell’ex consigliere regionale Massimo Gianluca Guarischi, condannato in appello a cinque anni e considerato collettore di tangenti. A giudizio è già stato rinviato Roberto Formigoni, allora presidente della Regione, che avrebbe usato i suoi poteri fra il 2011 e il 2012 per condizionare gli atti della giunta lombarda a favore degli acquisti del Vero sia all’istituto milanese che a Cremona. Essendo andata in porto una sola fornitura, in largo Priori, Guarischi avrebbe intascato soltanto 447mila euro, poi girati a Formigoni con una serie di regali fra cui il Capodanno in Sudafrica, due vacanze in barca in Croazia, noleggio di aerei privati per volare in Sardegna, Valtellina e Saint Moritz, pranzi e cene in ristoranti. Roberto Formigoni è rinviato a giudizio. Nel marzo 2013 la guardia di Finanza e la Direzione investigativa antimafia hanno perquisito sia l’ufficio che l’abitazione privata della direttrice generale. Da parte propria, Simona Mariani, rappresentata dall’avvocato Leonardo Cammarata, si è dichiarata sconcertata per la sproporzione tra la fornitura milionaria e l’ipotesi di doni da poche migliaia di euro; ha inoltre chiesto lo spostamento del procedimento penale da Milano a Cremona, sostenendo la propria innocenza.

Paolo Zignani

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