“Sono molto lieto di annunciare, proprio da un nuovo Presidio socio sanitario assistenziale, uno dei luoghi simbolo della Riforma sanitaria, che da oggi conosciamo, uno per uno, i nomi di coloro che si sono candidati per la presa in carico dei 3 milioni di pazienti cronici lombardi e hanno deciso di affiancare Regione Lombardia nella grande sfida di migliorare la loro condizione di vita”. Lo ha detto l’assessore al Welfare di Regione Lombardia nel corso della conferenza stampa dopo Giunta, che si e’ svolta ieri nel Poliambulatorio di via Livigno a Milano, all’interno del quale e’ stata inaugurata la sede del nuovo Presst. Le prospettive non sono troppo rosee comunque per quanto riguarda l’assistenza medica ai pazienti cronici di Milano: le adesioni al progetto raccolte   riguardano circa il 30% dei dottori: per la precisione 884 medici, contro il 48% registrato in media in Lombardia.   Per quanto riguarda le strutture si tratta di 9 ospedali pubblici e 37 strutture private. Neppure due mesi in più rispetto alla tempistica per avanzare la propria candidatura hanno aiutato a raccogliere più adesioni. Per quanto riguarda della Città Metropolitana la percentuale è al 32%. Il nuovo piano di cura prevede che per i cronici sia intrapreso un piano di assistenza individuale , con l’istituzione della figura di un tutor o gestore, che sia responsabile dell’iter di cura dei pazienti coordinando visite e scadenze per un compenso variabile dai 35 ai 45 euro. Nonostante gli sforzi dell’assessoreato alla Sanità guidato in Lombardia da Giulio Gallera, la risonanza del progetto e purtroppo l’adesione da parte dei medici di famiglia , a Milano si sono rivelate fallimentari. Le opzioni proposte ai medici erano di ricoprire il ruolo di gestore o cogestore per l’assistenza al percorso di cura del malato cronico, ma entrambe le possibilità non sono state scelte dalla maggioranza dei dottori, che preferisce fornire il proprio servizio senza entrare nell’iter terapeutico degli assistiti. La riforma della sanità voluta dal presidente Roberto Maroni rischia di incagliarsi proprio all’ombra della Madonnina, dove si trovano 430mila cronici che necessitano assistenza e cura, e con il rischio che la presa in carico di tali pazienti si risolva in un buisness per le strutture private, che hanno risposto molto più positivamente al coinvolgimento chiesto dal Pirellone. Tutti gli ospedali che entreranno nel circuito dovranno essere in grado di garantire un servizio efficiente, con prestazioni dedicate alla categoria di pazienti affetti da patologie croniche , capace di snodarsi su un periodo medio lungo e pertanto in maniera strutturalmente diversa rispetto alla risposta alle patologie acute, principale attività dei medici negli ospedali fino alla riforma. “Entro la fine dell’anno – ha puntualizzato l’assessore Gallera – partiranno, dunque, le lettere ai pazienti cronici che potranno immediatamente dopo presentarsi al gestore scelto per sottoscrivere il Patto di cura e stilare il Piano di assistenza individualizzato(Pai). Cosi’ iniziera’, finalmente il loro percorso di cura senza che debbano piu’ preoccuparsi di prenotare visite o esami, adeguarsi a lunghi tempi di attesa o peggio ancora dover ricorrere ai Pronto soccorso durante i giorni festivi, perche’ il proprio medico non si trova”.

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