Resta ancora alta l’attenzione alla diffusione del virus dell’Hiv. A Piacenza si traccia un quadro della situazione alla vigilia della giornata mondiale della lotta all’Aids, che cade il primo dicembre. A parlare dei dati attuali di diffusione e dell’importanza di puntare senza dubbio sulla prevenzione, sono i sanitari delle Malattie Infettive dell’Ospedale di Piacenza, che annunciano che non siamo ancora arrivati a debellare il virus. Il reparto segue già 120 malati di Aids, oltre 700 pazienti affetti da Hiv e ha registrato 20 nuovi casi nella provincia di Piacenza. Sebbene la scienza e la ricerca abbiano fatto passi avanti, garantendo la possibilità di un’aspettativa di vita superiore a chi contrae il virus e si ammala, tuttavia non bisogna prendere alla leggera quello che è un rischio ancora ben presente, e che in modo subdolo viene trasmesso in questi tempi in particolare attraverso i rapporti eterosessuali non protetti. Anche se si alza l’aspettativa di vita dei malati, di Aids si muore ancora, in particolare per esempio per patologie correlate o infezioni contratte a causa dell’immunodeficienza. Quest’anno sono 5 i casi registrati di malati di Hiv deceduti in seguito alle conseguenze della malattia. Non esistono poi, come tempo fa, le categorie considerate più a rischio, che erano state riconosciute nei tossicodipendenti e negli omosessuali: il contagio oggi, come affermato, riguarda prevalentemente gli eterosessuali di età abbastanza avanzata e di ambo i sessi, e le diagnosi di sieropositività che vengono accertate riguardano casi in cui la deficienza del sistema immunitario è già a livelli importanti. Questo perché spesso la gente pensando che il problema possa non riguardarlo non fa neppure il test, mentre il virus è silente ma è già stato contratto. Per questo nessuno, affermano i medici, deve sentirsi al sicuro: mai dimenticare che l’Aids c’è ancora, ma puntare invece su screening e prevenzione

 

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