L’errore è del Comune ma chi rischiava di rimetterci era il contribuente. Potrebbe essere riassunto così il caos Tari scoppiato in diverse città italiane, tra cui Milano. I municipi avrebbero, infatti, fatto la “cresta” sulla Tassa sui rifiuti, involontariamente, si intende, applicando male il regolamento. E’ stato, di fatto, calcolato l’importo più volte sullo stesso immobile applicando la quota variabile anche sulle pertinenze (garage, box, cantine etc), dando origine a bollette bollette molto alte, con importi addirittura moltiplicati. Il fatto è stato confermato durante un’interrogazione parlamentare dello scorso 18 ottobre. A Milano hanno fatto pagare ai loro cittadini anche il 70-80% in più di quanto dovuto Niente paura, però. Da Palazzo Marino arriva la conferma che chi ha pagato più del dovuto avrà diritto ad un rimborso e verrà valutato ogni singolo caso. Capire se anche la vostra bolletta non è veritiera è abbastanza semplice. Basta prendere i bollettini Tari o gli F24 inviati dal comune che riportano anche i calcoli della Tariffa sulla unità immobiliare e sulle pertinenze. Se in quest’ultime è presente la varibile Tari si ha diritto a chiedere il rimborso. Il passo successivo è quello di presentare una domanda di rimborso (entro cinque anni dalla data del pagamento) inviando un modulo di rimobrso al comune tramite raccomandata, allegando anche le bollette incriminate. Importante è richiedere il rimborso entro e non oltre i 30 giorni. Se la risposta del Comune è negativa si ha tempo 60 giorni per agire in Commissione tributaria, impugnando la risposta dell’amministrazione. Nel caso in cui non arrivi alcuna risposta si può fare ricorso alla Commissione entro 90 giorni.

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