Sono passati undici anni e giustizia è stata fatta solo in modo parziale per una strage orribile. L’eccidio Cottarelli è rimasto solo parzialmente riscattato dalle sentenze, e sono anche arrivate le motivazioni con cui la Corte di Cassazione, lo scorso 5 ottobre, ha confermato l’ergastolo per Vito Marino ma ha annullato quello del cugino Salvatore rinviando gli atti alla Corte d’Appello perché celebri un nuovo processo. I due erano accusati insieme a Dino Grusovin condannato già a 20 anni per la strage nella villetta di Urago Mella, del 28 agosto 2006. Quel giorno furono uccisi a colpi di pistola e poi sgozzati per simulare una rapina violenta Angelo Cottarelli, la Moglie Marzenna e il figlio Luca di 17 anni. Nelle motivazioni si legge che per Vito Marino si può parlare di «riscontri dotati di spessore e univocità tali da giustificare una pronuncia di condanna in riforma di una precedente assoluzione», mentre, al contrario, per Salvatore «non valgono i solidi riscontri a carico di Vito, a partire dal movente economico». Così cade il castello che aveva già portato alla condanna in secondo grado, nel maggio 2016, di Salvatore Marino. Secondo le motivazioni infatti, incertezze lacune e contraddizioni sono riferibili alle dichiarazioni rilasciate da Grusovin, che prima della condanna definitiva aveva, secondo i giudici, tutto l’interesse a collocare anche Salvatore sulla scena del crimine “affermando che era sopraggiunto armato a bordo della Bmw del cugino, e ad introdurre il riferimento ad un quarto uomo che si sarebbe recato con lui e con Vito Marino prima di Salvatore a casa dei Cottarelli, in conformità della testimonianza sulle tre persone viste arrivare a bordo della Punto ed entrare nella villetta dei Cottarelli». Una storia processuale lunga, quella dei Marino, che furono assolti in primo grado poi per due volte la Cassazione aveva annullato l’ergastolo inflitto in due distinti processi d’appello, e alla terza condanna si erano dati latitanti. Alla base dell’eccidio, che fu l’esito di una lite con Cottarelli, ci sarebbe stato un credito che i due cugini vantavano con l’immobiliarista bresciano, e maturato nell’ambito di un losco giro di fatture gonfiate per ottenere fondi regionali ed europei. Un debito di circa messo milione di euro, costato caro alla famiglia Cottarelli.

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata