Altri quattro sfratti, o meglio, per usare l’espressione corretta, decadenze di assegnazioni di case popolari, dato che in municipio l’ufficio contratti, dopo aver constatato il mancato pagamento del canone, ha inviato l’avviso. Entro sessanta giorni gli appartamenti popolari dovranno essere lasciati liberi da “persone e cose” da parte degli interessati, che salgono così a dieci in meno di un mese. Non è pugno di ferro, è solo una verifica del rispetto delle regole, durante la quale, come ha chiarito l’assessore Andrea Virgilio, l’amministrazione, avendo scoperto casi di incolpevole sofferenza economica, ha invece aiutato gli inquilini. Sono emersi invece casi di morosità colpevole durata due anni in via Vitali, e di ben dieci anni in via Ghinaglia, dove l’interessato non ha fatto pervenire agli uffici nemmeno la documentazione reddituale richiesta. In via Allende un inquilini non ha pagato per due anni, mentre un altro caso di morosità di lunga data, otto anni, è stato trovato in via Endertà. Ai quattro interessati sono pervenute le lettere del dirigente Lamberto Ghilardi. Si tratta di casi gestiti dal Comune dal 2016: la morosità di dieci anni riguarda la gestione Aler. Le reazioni da parte dei cremonesi, resa nota la serie di sfratti, sono state variegate e la consigliera dei 5 stelle Lucia Lanfredi ha presentato un’interrogazione a risposta scritta. A Cremona infatti, come notato da diversi cittadini, ci sono diversi alloggi popolari che restano vuoti a lungo, mentre la lista di chi ha fatto domanda d’assegnazione è lunga ma spesso deve attendere anni. Lanfredi chiede al sindaco con quali il Comune intende provvedere, e pone inoltre una domanda sul metodo delle assegnazioni, visto che sono state assegnate anni fa case con spazi ampli a persone sole, mentre alcune famiglie si ritrovano assegnato un alloggio troppo stretto. La consigliera grillina chiede di applicare metodi più razionali

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