Si avvicina il giorno del verdetto, che deciderà quale città sarà destinata ad ospitare la sede dell’Ema, dopo l’addio a Londra a causa della Brexit. Una occasione per Milano, che è data da molti analisti per favorita nella rosa delle candidate al vaglio del consiglio Affari Generali dell’Ue. Favorita è data, secondo le informazioni che stanno circolando in queste ore, su Amsterdam, Lille e Copenaghen. A spaventare è più che altro la rivale Bratislava, salita nell’indice di gradimento, in particolare per quanto riguarda le preferenze della Germania. Una scelta incomprensibile, come ha sottolineato il sindaco Beppe Sala, commentando questo scenario, se si pensa che la capitale della Slovacchia è inferiore a Milano per quanto riguarda i servizi; più preoccupante secondo il rpimo cittadino la rivalità di Amsterdam, che omunque secondo i rumors sarebbe già stata scavalcata dalla candidatura milanese. Milano sarebbe infatti all’altezza del compito di ospitare a sede dell Europea Medicines Agency, rispondendo ai requisiti necessari, come ha sottolineato anche lo stesso premier Gentiloni a margine del summit europeo di Goteborg, fresco di informazioni e scambi di opinioni con i colleghi europei. Ma non sono solo i requisiti che aiuteranno Milano ad essere scelta: sul tavolo ci sono valutaizoni di natura anche diversa e che esula dal ruolo dell’Ema, in particolare, ad esempio, i giochi di potere ed equilibrio tra le potenze europee. In tutto sono 19 le città candidate che stanno aspettando la decisione di lunedì: ogni Paese avrà la possibilità di dare 6 voti così divisi: 3 alla rpima scelta, due alla seconda e una alla terza. “Siamo tutti in attesa, mi auguro che ci sia una risposta positiva. Milano è una città europea che svolgerebbe molto bene questo ruolo”, ha dichiarato la presidente della Camera, Laura Boldrini parlando ieri a margine di un convegno a Milano. “Sarebbe una buona opportunità per questa città che è già molto aperta e che ha delle ‘expertise’ riconosciute”. Ma cosa comporterà per Milano la nomina? Innnanzi tutto va ricordato che Ema ha in mano il controllo dell’intero mercato unico dei medicinali e della ricerca biomedica, con un indotto stimato in circa 1,5 miliardi di euro per la città ospitante. Poi, considerando che nolte multinazionali del farmaco hanno sede proprio in Italia, si può ipotizzare che tale indotto sia destinato a crescere con gli investimenti nel settore farmaceutico italiano e sul territorio. Sono circa 800 i dipendenti dell Ema che dovrebbero poi trasferirsi a Milano con le loro familgie. Ma bisogna considerare anche le ricadute sulle aziende e sull’occupazione. Insomma, davvero un’occasione per la città

 

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