Un gravissimo danno all’immagine del Comune di Milano. Così l’avvocato Maria Rosa Sala scrive nell’atto con cui l’amministrazione comunale ha chiesto di essere parte civile nell’udienza preliminare, iniziata stamani, a carico di cinque anarchici greci e un italiano accusati di devastazione durante la manifestazione ‘No Expo’ del primo maggio 2015. Una vera e propria guerriglia urbana nel giorno di apertura dell’Esposizione Universale. Da qui l’elenco, molto dettagliato di tutte le spese sostenute dal Comune prima e dopo quei fatti che hanno “provocato un grande clamore mediatico” con la città messa “a ferro e fuoco”. Nell’istanza per entrare come parte civile e chiedere i danni agli imputati il legale del Comune ricorda anche che organizzò il 3 maggio la manifestazione ‘Nessuno tocchi Milano’ con i cittadini che ripulirono i muri con spugnette e spazzole. Nell’atto il Comune chiarisce che gli “imputati hanno causato numerosissimi danneggiamenti e incendi”, hanno provocato “la devastazione del centro di Milano, hanno messo in pericolo l’incolumità dei cittadini”. Sono stati numerosi gli “interventi in emergenza” che ha dovuto effettuare Palazzo Marino per “ripristinare l’immagine della città quale sede di Expo” come riparare le strade, “ripulire alcuni immobili”, “sostituire i cartelli stradali”, sostenere i costi per riparare semafori e lampioni, cestini e cassonetti. I legali del Comune, inoltre, spiegano che le condotte dei ‘no Expo’ hanno danneggiato l’immagine di Milano anche in relazione alla “attività di promozione” della città svolta “per una spesa complessiva di almeno 8 milioni di euro nel periodo 2006-2011, oltre agli ingenti costi sostenuti in occasione di Expo 2015”. Nell’elenco figurano i 700mila euro spesi per “pubblicazioni nelle principali lingue del mondo”, “progetti di marketing” per 750mila euro, il sito internet ‘Portale del Turismo’, la partecipazione alle “principali manifestazioni fieristiche” con una spesa di “oltre 5 milioni”. Oltre ai soldi spesi proprio “per la realizzazione” del sito espositivo, perché il Comune “ha finanziato la spesa di circa 160 milioni” e ha “cofinanziato la spesa di circa 600 milioni”. Per i 5 anarchici greci, difesi dai legali Eugenio Losco e Mauro Straini, il giudice di Atene non ha mai concesso l’estradizione, mentre l’imputato italiano è ancora latitante. Nei processi di primo e secondo grado ai 4 ‘no expo’ arrestati nell’inchiesta del pm Piero Basilone, invece, è caduta l’accusa principale di devastazione. L’udienza preliminare davanti al gup Ezia Maccora proseguirà il 31 gennaio. Ha chiesto di essere parte civile anche il Ministero dell’Interno.

 

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