A Piacenza si torna a parlare della vicenda che ha visto coinvolte due maestre della scuola elementare Vittorino da Feltre, accusate di maltrattamenti ai danni di alcuni alunni della classe terza, che erano per questo state arrestate, ma tornate poi in libertà dopo essere state ascoltate durante un interrogatorio davanti al giudice. Ci sarebbe una terza insegnante finita nell’indagine portata avanti dalla Polizia Municipale di Piacenza, anche se la sua posizione sarebbe meno grave rispetto a quella delle due colleghe: la notizia trapela anche se non è stata diffusa ufficialmente e riguarda l’ampliamento delle indagini condotte sulla base delle immagini videoregistrate dalle telecamere posizionate nell’aula durante le lezioni. Sarebbero un paio gli episodi sotto la lente degli investigatori della Polizia Provinciale e dei magistrati che si occupano del caso, che riguardano la terza maestra. Per lei però non sarebbe stato individuato il reato di maltrattamenti quanto di abuso dei mezzi di correzione. Una situazione più lieve per lei, ma per tutte le insegnanti coinvolte sicuramente molto delicata soprattutto per la pesantezza delle accuse che vanno ad abbattersi contro in personale dovente in questo come in casi analoghi, salvo poi essere in alcuni casi ridimensionate da una più approfondita analisi dei fatti. Accuse che pesano come macigni, nonostante il ridimensionamento del reato contestato o l’annullamento delle misure cautelari. A favore delle insegnati della Vittorino da Feltre arrestate in un primo tempo, si erano prontamente fatti sentire alcuni dei genitori dei bambini della classe terza, che con una lettera si erano sentiti di difendere le due maestre, ben volute dai loro alunni. Tuttavia l’indagine prosegue coordinata dal sostituto procuratore Antonio Colonna. Sono stati anche sentiti alcuni genitori e, in audizione protetta, alcuni bambini. I testimoni per ora hanno portato a confermare le ipotesi di reato contestate. Mentre la politica si interroga sulla necessità di installare telecamere nelle scuole, negli asili e alcune petizioni chiedono l’adozione della misura, allargandola anche a ospedali e strutture che si occupano di persone in situazione di fragilità, dal sindacato Gilda era stata evidenziata la necessità di analizzare e rendere pubbliche le immagini e gli audio che riproducono quanto effettivamente avvenuto, per far capire cosa viene inteso come violenza. Il clamore infatti di una notizia può dipingere il diavolo ancora più brutto di quello che in realtà è. Ma in questa vicenda, in ogni caso, si attende la parola definitiva della magistratura.

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