In questo periodo, più che mai, a Milano, torna sotto i riflettori la sicurezza urbana. Lo scorso 23 novembre, nel parco di Villa Litta, nel quartiere Affori, una donna, Marilena Negri è stata uccisa con una coltellata probabilmente durante una rapina avvenuta alle 6 del mattino. C’è poi un’altra zona, questa volta a Rogoredo, in cui sorge quello che è stato tristemente definito il “Boschetto della Droga”, luogo in cui gli episodi di violenza e le morti per overdose sono, quasi, all’ordine del giorno. Eppure queste aree sono videosorvegliate. La beffa è che le telecamere, molto spesso, non funzionano. A Rogoredo, la più grande piazza di spaccio d’Italia, l’occhio elettronico del Comune c’è, è posizionato a pochi metri dalla stazione ferroviaria, dopo il ponte, ma fino a qualche giorno fa, trasmetteva senza interruzione una schermata nera. Chissà quanti spacciatori sono passati lì sotto, senza essere visti da chi deve garantire la sicurezza, per non parlare dei tossicodipendenti, minorenni ma anche over 60, in fila per una dose di eroina o cocaina. Era mal posizionata, invece, la telecamera comunale che si trova sul versante di via Novaro, dove viveva la sfortunata Marilena. C’è ma forse non sarà in grado di dare un nome al suo aggressore perché l’obiettivo guardava i tetti dei palazzi e non la strada, con l’ingresso del parco. La manutenzione, programmata, come fa sapere l’amministrazione, è stata fatta venerdì mattina. La videosorveglianza può rappresentare un valido deterrente al commettere reati e puà incrementare la percezione di sicurezza dei cittadini. A patto però che, chi di dovere, faccia il possibile affinche questi strumenti funzionino nel modo corretto.

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