Il ricordo del caso della Fazenda Rocco di Scannabue, non ha scosso il centrodestra di Sergnano. In paese erano arrivati alcuni cammelli destinati al presepe, successivamente però la Fazenda è stata accusata dalla Direzione distrettuale Antimafia di Milano di far parte della rete del clan Mangano, che ha preso il nome dello “stalliere” che lavorò per Silvio Berlusconi. Rocco Cristòdaro, residente a Palazzo Pignano, commercialista della Fazenda assieme al fratello Domenico, è stato ritenuto contabile del clan: nel gennaio 2016 la guardia di Finanza di Crema ha infatti sequestrato i beni. La maggioranza di centrodestra che fa capo al sindaco Gianluigi Bernardi non ha però voluto saperne di approvare il regolamento antimafia proposto da Enrico Duranti del Movimento 3.0, che proponeva maggiori controlli sui patrocini delle manifestazioni e le attività autorizzate dal Comune. Per il centrodestra è compito dello Stato combattere la criminalità organizzata. L’associazione Libera ha inviato a diversi consiglieri comunali della zona, compreso Duranti, una bozza di regolamento antimafia, che è stato approvato anche dal consiglio comunale di Crema, all’unanimità col consenso del centrodestra, che invece a Sergnano si è opposto. Anche a Crema, durante la manifestazione Ombrianville, la fazenda si era presentata con un proprio stand.
L’altra minoranza di Sergnano, “La casa di vetro” guidata da Mauro Giroletti del Pd, ha sostenuto Duranti dichiarando che occorreva dare un segnale, visto che le infiltrazioni della criminalità organizzata in Lombardia fanno parte delle cronache. Il codice etico proposto da Libera e dal movimento 3.0 è però rimasto sulla carta, bocciato dalla maggioranza.

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