Un operaio bresciano, di Rovato, 54 anni, assieme alla convivente 42nne e al figlio di soli 10 anni, sembrava del tutto insospettabile ieri alle 18.30 quando, dopo aver parcheggiato l’automobile nella centrale via Genala, entrava in un negozio per una piccola spesa di generi alimentari. In realtà il veicolo era del modello Hyunday Tucson, che era stato segnalato perché era stato usato da spacciatori di banconote false in altri centri abitati della provincia di Cremona. I carabinieri, che avevano notato l’automobile sospetta, hanno perquisito il padre di famiglia, appena uscito dal negozio, e gli hanno trovato addosso quattro banconote false da 10 euro. Nel negozio, aveva appena fatto un acquisto con una banconota da 10 risultata contraffatta. Sotto il portacenere della Hyunday Tucson i militari trovavano altri due biglietti da 200 euro, che riportavano lo stesso numero di serie, oltre a vari scontrini fiscali e altri generi appena comprati. Dagli scontrini, i carabinieri potevano risalire agli acquisti: il padre di famiglia, in realtà un pregiudicato, aveva fatto la spesa in altri cinque negozi, empori alimentari e spacci aziendali di Soresina, Trigolo e Castelverde, usando sempre i biglietti da 10 contraffatti, che nessuno controllava, fidandosi dell’aspetto del padre di famiglia. Nella perquisizione dell’abitazione familiare di Corte Franca, in provincia di Brescia, spuntavano altre 18 banconote da 10 euro false, con numeri di serie analoghi. In tutto i militari hanno sequestrato 28 biglietti da 10 e due da 100: in tutto 480 euro falsi. Ogni spesa compiuta dalla famigliola corrispondeva a un piano preciso, poiché venivano usati per gli acquisti, compiuti sempre in centri abitati lontani dal paese di residenza, biglietti con matricole di serie diverse. Nulla veniva lasciato al caso: anche la presenza del bambino serviva a ingenerare fiducia nei commercianti, così come la scelta accurata degli abiti e l’aspetto gradevole del padre di famiglia. La coppia è stata quindi arrestata e trattenuta, in attesa del processo per direttissima al tribunale di Cremona.

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