Il Comune di Cremona ha deciso di lanciare, con una sperimentazione innovativa, un nuovo modello di inserimento lavorativo di rifugiati e richiedenti asilo in carico allo Sprar, il Servizio di protezione finanziato dal ministero. L’accoglienza dei migranti dunque troverà un collegamento controllato e regolato con la fase di immissione nel mondo del lavoro, grazie al Protocollo stipulato con l’ente Provincia, valido per il biennio 2018-2019. Tra gli obiettivi, c’è quello di prevenire la cattiva pratica di selezionare i futuri lavoratori a esclusivo vantaggio del privato. Il principale vantaggio per il Comune è che i migranti potranno rendersi autonomi, senza più restare in carico per lunghi anni ai servizi sociali.
L’amministrazione comunale, che da circa vent’anni ha attivato lo Sprar, ha deciso di impegnare risorse proprie per 180.474 euro in due anni, usando a questo scopo una del finanziamento ministeriale, cioè 94mila euro sul milione e 414mila che riceverà dal ministero dell’Interno, come spiega una determina della direttrice delle Politiche Sociali Eugenia Grossi. L’assessore di riferimento è Rosita Viola. La prima fase del programma, con una spesa di 50mila euro, è quella della presa in carico dei singoli beneficiari dello Sprar e dell’attivazione dei percorsi di inserimento lavorativo, per un massimo di 15 persone. Altre 15 persone saranno inserite nel 2019 nel medesimo iter: presa in carico e inserimento lavorativo, per 44mila euro. Gli altri 85mila euro serviranno a aumentare il numero dei migranti presi in carico: ulteriori 12 persone entro la fine del 2018 e altre 17 entro la fine del 2019. L’estensione di questo progetto, che può coinvolgere da un minimo di 30 a un massimo di 69 immigrati, dipenderà dall’ottenimento di risorse statali aggiuntive, sempre che il ministero prenda un nuovo provvedimento per finanziare altri programmi e progetti Sprar triennali. Attualmente il Comune di Cremona è titolare di due progetti triennali per un totale di 80 posti di accoglienza, che ha deciso di gestire mediante coprogettazione con il privato sociale. Ora però l’amministrazione comunale ha scelto di ampliare, per qualità e quantità, la capacità di accoglienza, integrazione e tutela di persone richiedenti asilo e rifugiati, con il coinvolgimento dei Comuni dell’Ambito sociale cremonese e assieme all’Azienda sociale del Cremonese.
Pochi giorni fa Piadena, assieme ai Comuni vicini, ha preso invece la direzione opposta: ridurre lo Sprar da 125 a 45 persone. Dunque 80 migranti saranno spostati dalla Prefettura in Comuni che non stanno aderendo allo Sprar. E si tratta di più della metà dei Comuni della Provincia di Cremona.

 

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata