“Marco Cappato non ha avuto alcun ruolo nella fase esecutiva del suicidio assistito di Fabiano Antoniani e non ha nemmeno rafforzato la sua volontà di morire”. Lo ha sostenuto in aula il pm Sara Arduini con la collega Tiziana Siciliano nella requisitoria al processo a carico di Marco Cappato, esponente radicale imputato davanti alla corte d’assise per aiuto al suicidio per aver accompagnato Dj Fabo nella clinica svizzera dove ha messo in pratica la procedura della dolce morte. Hanno chiesto in subordine alla corte d’assise di eccepire l’illegittimità costituzionale dell’articolo 580 del codice penale, quello sull’aiuto al suicidio. Marco Cappato, come ha sottolineato il pm, “non ha in alcun modo rafforzato il proposito suicidiario di Fabo ma lo ha solo rispettato. Anzi lo ha addirittura ritardato cercando di coinvolgerlo nella sua lotta politica per tentare di dargli una nuova prospettiva di vita”. Era infatti “forte e granitica la volontà di Fabiano di morire” in quanto dopo l’incidente stradale era rimasto cieco, paralizzato e senza la speranza di un lieve miglioramento. I due pm originariamente avevano chiesto l’archiviazione della indagine a carico del rappresentante dell’associazione Luca Coscioni ma poi il gip Luigi Gargiulo aveva imposto l’imputazione coatta e l’esercizio dell’azione penale sostenendo che Cappato andasse accusato di aiuto al suicidio per avere addirittura rafforzato la volontà del proposito di togliersi la vita. Nel caso in cui la Corte d’Assise non accogliesse la richiesta di assoluzione per Cappato, Siciliano e Arduini hanno chiesto la trasmissione degli atti in Procura in vista dell’apertura di una indagine nei confronti di tutti coloro che in qualche modo hanno dato un supporto all’uomo, comprese madre e fidanzata. In conclusione, Tiziana Siciliano, dopo aver citato l’umanista e filosofo Tommaso Moro dicendo che – Cinquecento anni fa “nella Città ideale (…) si diceva che se la sofferenza umana è intollerabile vi è un diritto a interromperla dietro il prudente controllo del sacerdote e del magistrato, dell’autorità religiosa e dello Stato”, ha aggiunto che “Il signor Cappato è imputato per aver agevolato qualcuno nell’esercizio di un suo diritto. Non il diritto al suicidio, bensì il diritto alla dignità” che esiste e trova riscontro non solo nelle norme nazionali ma anche in quelle sovranazionali come, innanzitutto, le sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

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