Un citofono, una domanda e una voce che risponde, per esempio su cosa si farebbe con un milione di euro. E’ una delle pressoché infinite questioni sollevate dalla mostra-laboratorio “999 – Una collezione di domande sull’abitare contemporaneo”, che Stefano Mirti ha ideato e curato per la Triennale di Milano. Un viaggio a tratti visionario a tratti in costante ridefinizione dentro questioni che vanno dalla quotidianità domestica all’accoglienza del diverso. I
Come le sale espositive chiaramente dimostrano, la sensazione immediata è quella di entrare in un hub di idee e proposte, in aggiornamento continuo e in dialogo con gli stessi fruitori delle domande.
Un gioco, certo, ma con lo sguardo puntato su una delle questioni cruciali del presente, non solo in ottica architettonica. Un progetto che nasce da lontano e dalla visione del precedente presidente della Triennale, che Clarice Pecori Giraldi, vicepresidente dell’istituzione milanese, ha voluto sottolineare in conferenza stampa.
A presentare la mostra – che è sostenuta tra gli altri da Edison, azienda partner della Triennale – anche l’assessore all’Urbanistica del Comune di Milano, Priefrancesco Maran.
Un miglioramento che ha molti aspetti, molte sfaccettature, molti snodi problematici e interessanti. Nel quale la sensazione principale che si percepisce a pelle è quella di una polifonia.

 

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