L’arrivo degli operai incaricati dal Comune di Milano di smantellare e rimuovere i suoi due barconi ormeggiati lungo le sponde del Naviglio Pavese non l’ha certo colto di sorpresa, visto che la sua famiglia lotta a colpi di carte bollate per ottenere una concessione dal 1986, eppure non riesce a trattenere le lacrime Riccardo Rossi, il gestore delle prime due chiatte trasformate in bar-ristorante che si incontravano arrivando dalla Darsena.”Siamo dispiaciuti, demoralizzati, sicuramente non incazzati. Cosa dobbiamo fare? Li guardiamo e stiamo qua a guardarli, non c’è molto da fare. Sapevamo che poteva capitare, sicuramente non ci aspettavamo un blitz di questo tipo. Ci sono forze dell’ordine, la Celere, è normale per un intervento di questo tipo? Hanno bloccato tutta la zona per portare via quattro barconi, forse c’era meno gente ad arrestare Riina” ha detto.Di certo quelle imbarcazioni, la prima delle quali acquistata nel 1985 da un cantiere nautico di Pavia dopo l’arrivo al Nord della sua famiglia dalla costiera Amalfitana, facevano ormai parte dell’arredo urbano di questa zona della città.”Non siamo abusivi, i canoni li abbiamo sempre pagati con doppie maggiorazioni, di un terzo più un terzo. Abbiamo sempre parlato di canoni di occupazione senza titolo, ma l’essere senza titolo non è stato voluto da noi, ma dal Comune, dalla Regione, perché noi il titolo quando siamo arrivati l’avevamo” ha proseguito Rossi.I cinque barconi resteranno per 30 giorni in deposito per eventuali reclami da parte dei proprietari, come prevede la legge regionale sull’occupazione abusiva di spazio acqueo, poi scatterà l’eventuale messa all’asta o la demolizione.

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