L’infermiera Laura Taroni e il medico Leonardo Cazzaniga, in carcere dal novembre del 2016 per la vicenda delle morti in corsia all’ospedale di Saronno, secondo il perito nominato dal gup di Busto Arsizio che ha rilevato anche una “personalità narcisista” del medico che all’epoca lavorava al pronto soccorso dell’ospedale di Saronno, sono stati ritenuti capaci di intendere e di volere. E oggi, dalla perizia che è stata discussa in aula tra le parti, si è saputo che “non sono emersi elementi di sudditanza di uno rispetto all’altra” ed è emersa “una volontà indipendente” da parte dei due coinvolti nella vicenda delle morti in corsia nell’ospedale (addebitate a Cazzaniga mentre alla Taroni in concorso con l’amante sono addebitati omicidi commessi in ambito familiare). A spiegarlo, al termine dell’udienza in cui si è discussa la perizia, l’avvocato che difende la famiglia del marito della Taroni che l’infermiera è accusata di aver ucciso insieme all’amante medico. L’avvocato ha spiegato che, a carico dei due, sono stati rilevati dei “disturbi della personalità” ma “che non sconfinano nella patologia”. Per il difensore di Cazzaniga, invece, con la perizia “è venuto meno quel contesto delirante” in cui il medico sembrava aver agito stando alle indagini. Questo potrebbe rivelarsi un fattore positivo in quanto “è dimostrato che non ha agito indiscriminatamente”, bensì su pazienti terminali ai quali, come sempre sostenuto dal medico, intendeva alleviare le sofferenze, “non certo ucciderli”. Inoltre, lo stesso medico, davanti agli psichiatri ha detto che, “a torto o a ragione era considerato la persona più importante e carismatica del pronto soccorso. Lui si ritiene, se non il migliore, uno dei migliori medici. Sì il migliore per la vastità delle sue competenze”. Cazzaniga ha anche raccontato agli psichiatri che “praticava l’ostentazione culturale anche nei verbali di pronto soccorso, dove utilizzava un italiano ‘alto e desueto’ e talora il latino”. Sempre nei colloqui ha citato Milton, Schopenhauer e ha spiegato di essere sempre “stato affetto da melanconia, non da banale malinconia”. E ha fatto riferimento al proprio narcisismo, specificando di essere “narcisista con grandiosità dell’Io e di aver fatto tutto come “una forma di pietà, di cui è fiero, perché aveva “maturato la convinzione che fosse inumano e anti-pietas comportarsi sul morente in modo accanente”.

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