Questa nuova tecnica per la diagnosi può far risparmiare il 50% degli interventi per i tumori della tiroide, distinguendo tra quelli da operare e quelli invece per cui sono possibili altre terapie. A metterla a punto e a descriverla su Scientific Reports sono stati il Cnr, l’Università Campus Bio-Medico di Roma e la Thermo Fisher Scientific di Milano con il contributo della Fondazione Alberto Sordi.

“Attraverso una tecnica combinata di microscopia e spettroscopia di ultima generazione (Raman) siamo riusciti a distinguere meglio e classificare i tessuti sani da quelli neoplastici e a discriminare le neoplasie follicolari tra forma maligna (carcinoma) e benigna (adenoma), con un’accuratezza diagnostica di circa il 90%” ha spiegato Julietta Rau del Cnr.

In una parte dei pazienti, spiega l’esperta, si potrebbero evitare soluzioni chirurgiche, in particolare per le lesioni follicolari della tiroide e, in alcuni casi, per i piccoli carcinomi.

“L’importanza dello studio consiste nel fatto che, attualmente, per decidere se un paziente con nodulo tiroideo necessiti di intervento chirurgico o possa essere seguito clinicamente, si utilizzano ecografia e agoaspirato, due strumenti diagnostici che nelle lesioni follicolari non sono discriminanti”  sottolinea Anna Crescenzi del Campus Biomedico.

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