Il Comune ha aggiornato i canoni delle case popolari, con un aumento in largo Pagliari, per riequilibrare il calo dell’anno scorso, dovuto ai disagi ai residenti causati dai lavori di ristrutturazione straordinaria, “un atto dovuto e calibrato sulle reali capacità di pagamento” come spiega l’assessore Andrea Virgilio. Sul 2018 l’amministrazione conta di incassare un milione e 417mila e 77 euro sui mille alloggi, contando anche i box, che non hanno canone sociale. Figura anche un importo di 137.626 euro da introitare per i recuperi.
Non accenna infatti a diminuire la povertà, se si considera il numero di sfratti, all’incirca due alla settimana, e di situazioni a rischio, e la morosità è un segnale che non si indebolisce. Il monitoraggio dell’amministrazione è continuo, mediante colloqui con tutti i nuclei familiari, ma si scoprono cittadini che pur abitando un alloggio comunale non pagano per abitudine e non si rivolgono ai servizi sociali neanche quando vengono tagliate le utenze.
Le cause delle fragilità sono molto diverse. L’incendio dell’appartamento all’ultimo piano della palazzina di via Caudana 6, a San Felice, è stato causato da un sistema di riscaldamento improvvisato, per il grande freddo degli ultimi giorni. La famiglia, di tre persone, ha già lasciato l’ospedale e ha ricevuto un’altra sistemazione dal Comune. L’alloggio è ora inagibile: in casa non c’era luce a causa del distacco delle utenze, ma il percorso di ritorno all’autonomia, avviato con i servizi sociali, aveva consentito di pagare le bollette arretrate. In altri casi chi ha un reddito dignitoso, grazie a un nuovo lavoro, può non riuscire a gestirlo a causa di dipendenze, come il gioco d’azzardo: è il caso di un operaio che ha perso tutto ciò che aveva, arrivando a rischiare lo sfratto, poi evitato dal Comune. Nel complesso però la morosità incolpevole, senza contare quindi chi potendo pagare se ne guarda dal farlo, non sta diminuendo e il tasso resta attorno al 15%. Anzi la riforma del settore della casa avviata e ancora non conclusa dalla Regione non appare adatta a risolvere i problemi dei ceti più fragili di Cremona, come segnala l’assessore Virgilio. Non è una riforma mirata sulla precarietà sociale. Il Comune rimedia favorendo, in caso di rischio di sfratto, le proroghe e le sistemazioni provvisorie presso amici e parenti in attesa di un’assegnazione di un alloggio, oppure con l’erogazione di contributi per facilitare il pagamento dell’affitto sul mercato privato. L’obiettivo è l’accompagnamento all’autonomia. Nel complesso però il tasso di povertà, malgrado riforme nazionali e regionali, rimane stabilmente alto.

 

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