Si stanno moltiplicando le iniziative per risolvere il caso delle acque contaminate del Cremasco. Se occuperà la Procura della Repubblica di Cremona, in seguito all’esposto depositato stamattina da Federico Balestreri, a nome del M5S provinciale. Balestreri, coordinatore organizzativo per il Nord Italia dell’associazione Medici per l’ambiente, da parte propria nota che “i controlli ambientali e la tutela della salute in Lombardia non sono mai stati a un livello così basso”. L’inquinamento delle acque è determinato dalla presenza di diverse sostanze tossiche: benzene, toluene, Mtbe, Etbe, idrocarburi totali, thf e dicloro metano. Le istituzioni ne sono a conoscenza dal 2014 ma non hanno ancora individuato le sorgenti inquinanti. Un altro esposto è stato annunciato dal consigliere comunale di Crema Emanuele Coti Zelati (Liberi e Uguali), che parla di “un’inerzia vergognosa, pericolosa e lesiva della salute pubblica”. Infatti il tempo trascorso tra lo sversamento della ditta chimica bergamasca Flamma, che risale alla fine di luglio 2017, e le disposizioni di controllo e verifica delle falde acquifere, che risalgono alla fine gennaio 2018, è inaccettabile per Coti Zelati. La lentezza delle istituzioni preoccupa più di una parte politica, quando le sollecitazioni a verificare sono iniziate già da anni. L’Arpa infatti ha verificato che le soglie di inquinamento di diverse sostanze erano state superate, ma ci sono volute cinque settimane perché l’informazione arrivasse all’amministrazione provinciale, mentre l’elevato stato di crisi ambientale delle falde è stato comprovato altre cinque settimane dopo, mentre i Comuni sono stati avvisati per ultimi, dopo altre tre settimane. Lo fa notare Federico Balestreri in una lettera al sindaco di Casale Cremasco Antonio Grassi. Le prime analisi sono del 26 giugno scorso, ma l’allarme dell’ente Provincia è del 22 settembre. Il sindaco di Casale chiedeva quali sono i pozzi dov’è stato rilevato l’inquinamento: sono stati individuati a Castel Gabbiano e Camisano il 7 dicembre, eppure i campionamenti sono stati eseguiti il 29 gennaio e le verifiche non sono ancora concluse. Il consigliere comunale di Sergnano Enrico Duranti ricorda però che già nel 2014 portava in consiglio comunale il caso della falda inquinata da cloroformio, come affermava un rapporto dell’Arpa. Era stato trovato triclorometano a Sergnano già dal 2011, mentre a Vailate il tricoloetilene superava la soglia: e si trattava sempre di acqua potabile. Dunque dal 2011 si bevono tracce di cloroformio e trielina. Nel 2012, inoltre, il triclorometano veniva trovato a Ripalta Arpina, di nuovo in un pozzo di acqua potabile. Quali siano i confini dell’area inquinata ancora non è chiaro: sale quindi la richiesta di un chiarimento in tempi rapidi.

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