La guerra dell’acqua continua anche in campagna elettorale, anzi si rafforza, con un intervento del consorzio Dugali, Naviglio e Adda Serio, noto con l’acronimo Dunas, che rafforza la presa di posizione del Consorzio Irrigazioni cremonesi, contro la scelta del Pirellone di applicare il deflusso minimo vitale al corso dei fiumi lombardi. La Regione applica così la disposizione europea che tutela la qualità delle acque, ma il risultato è che gli agricoltori a valle potranno attingere di meno dai fiumi, in particolare dall’Adda e dall’Oglio, il cui flusso d’acqua dovrà essere costante durante l’anno, anche attuando maggiorazioni del doppio del valore fissato per il livello dei fiumi, evitando quindi le secche notate nei mesi caldi, quando coltivazioni idrovore come il mais richiedono abbondanti irrigazioni.
Le associazioni ambientaliste hanno spesso lamentato le cattive condizioni dei fiumi, ridotti a rigagnoli dai numerosi prelievi, che si aggiungono alle centrali idroelettriche di piccole dimensioni autorizzate dalle amministrazioni provinciali. Non è il deflusso minimo vitale però la soluzione, secondo il presidente del consorzio Dunas Alessandro Bettoni, che in una lettera aperta ricorda che la sperimentazione è iniziata nel 2006 con il Piano regionale di tutele delle acque ed è costata quasi tre milioni di euro, pagati dalle utenze irrigue e idroelettriche. La scelta conclusiva era stata quella di lasciare ai laghi di Iseo e di Como un margine di manovra sufficiente per soddisfare tutte le esigenze di approvvigionamento d’acqua, indispensabile anche a 300mila ettari di agricoltura industrializzata. Il Dunas sottolinea che per tutelare la qualità delle acque occorre eliminare le fonti d’inquinamento, perché il solo incremento del flusso dei fiumi non farà altro che diluire le sostanze inquinanti già presenti, con un miglioramento ambientale non rilevante. La Regione però ha proceduto nello scorso novembre con una delibera di giunta, e ora il presidente del Dunas Alessandro Bettoni fa notare che ai Consorzi Adda e Oglio occorrerebbe invece già da febbraio, prima della stagione irrigua, la possibilità di programmare l’attività, per evitare sorprese, prima che anche la prossima estate possa costellarsi di allarmi per la mancanza d’acqua.

 

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