I carabinieri della Compagnia di Cremona, guidati dal maggiore Rocco Papaleo, hanno preso la banda degli spacciatori “nutria” della zona del Po e della Bassa piacentina, in monopolisti del territorio, in grado di organizzare un fiorente giro d’affari con decine di clienti, soprattutto cremonesi. La loro tana si trovava a Cremona, in una casa popolare di via Rivelli, una traversa di via Ca del Vescovo, in zona via Giuseppina. Sono tre cittadini del Marocco, tutti tra i 20 e i 19 anni e senza fissa dimora. Grazie all’irruzione di ieri pomeriggio, i militari hanno scoperto un vero e proprio market della droga, trovando 70 grammi di eroina, suddivisi in dosi contenute in un sacchetto di plastica sottovuoto, altri 5 grammi di eroina in un involucro di cellophane, 60 grammi di cocaina ripartiti in dosi contenute all’interno di un sacchetto di plastica sottovuoto, altri 5 grammi di cocaina dentro un involucro di cellophane, 3.100 euro in banconote e materiale utile al confezionamento degli stupefacenti. La droga sequestrata vale circa 15mila euro.
Alle porte di Cremona i tre avevano creato in una zona in riva al Po una vera e propria centrale dello spaccio di eroina e cocaina, con un traffico impressionante di clienti giovani e meno giovani. Quelli identificati sono per ora un centinaio. Negli ultimi tempi i militari dell’Arma avevano notato la costante presenza di noti tossicodipendenti e assuntori occasionali nella zona Po di Cremona e negli ultimi due mesi hanno segnalato più volte giovani residenti in città e nel territorio cremonese e piacentino, con modiche quantità di stupefacenti. L’eroina, in particolare, è tornata in modo preoccupante alla ribalte, non più iniettata con le siringhe, ma sniffata, inalata o fumata come già avviene per la cocaina. Rilevante il giro d’affari, attorno ai 5mila euro al giorno, con un ricavo netto di circa un milione e mezzo di euro al mese per i tre marocchini. L’eroina era venduta a 20 euro a dose, circa un grammo, mentre la cocaina a 60-80 euro a dose, circa mezzo grammo. Già dal novembre scorso i militari erano informati del fatto che diversi nordafricani, sia della zona che provenienti da Milano, zona Mecenato, circolavano nell’area rivierasca o fra i campi di Castelvetro, fino a spingersi sulle rive del Po tra Caorso e Monticelli d’Ongina e nelle aree di campagna di Olza, San Giuliano e San Pedretto. Infatti molti assuntori di droga chiamavano gli spacciatori “le nutrie di Olza” o “pusher di Olza”. L’incontro fra tossicomani e spacciatori avveniva in strade sterrate, difficilmente rintracciabili, individuate da tossicomani cremonesi o del posto che indicavano i luoghi adatti agli spacciatori. I carabinieri hanno individuato i punti frequentati dal traffico di droga, al punto che la banda, stretta dalla morsa dei militari, aveva scelto come base logistica l’appartamento di via Rivelli, messo a disposizione da due tossicomani. Nei contatti telefonici, la cocaina veniva chiamata la bianca o la bella, e l’eroina era la scura o la brutta. I tre sono stati arrestati e processati per direttissima.

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