Dai primi accertamenti, eseguiti ieri, sul corpo della 19enne uccisa con quaranta coltellate in via Brioschi, a Milano, il 7 febbraio scorso, risulterebbe che la ragazza non ha subito violenza sessuale prima di essere ammazzata da Alessandro Garlaschi, il tranviere di 39 anni in carcere con l’accusa di omicidio. Nel frattempo, emergono altri particolari dalle indagini degli investigatori, coordinati dal pm Cristiana Roveda. Tra cui la vicenda dei pacchi postali contenenti oggetti erotici di cui il tranviere avrebbe cercato di liberarsi, rispedendoli al mittente dopo aver infierito sulla giovane, probabilmente per allontanare il sospetto da un eventuale movente di natura sessuale. Il primo conteneva un collare in pelle bianca, il secondo, sporco di sangue, un guinzaglio con catena a maglie e moschettone. “Gli oggetti erotici rinvenuti nei plichi erano nelle disponibilità di Garlaschi che aveva deciso di sbarazzarsene nell’immediatezza dei fatti – scrive il gip Anna Calabi nell’ordinanza con cui ha disposto la custodia cautelare in carcere per l’uomo accusato di omicidio volontario aggravato dall’aver agito con abuso di relazioni di coabitazione e ospitalità -. Una delle buste è imbrattata di sangue, entrambe recano date contestuali o successive a quella dell’omicidio”. Questo e altri elementi (il tentativo di bruciare e nascondere il cadavere, l’occultamento degli abiti sporchi di sangue, la sommaria pulizia dell’arma del delitto e del pavimento) secondo il gip indica che Garlaschi “ha gestito con lucidità la fase successiva al delitto rimanendo presso l’abitazione alcune ore dove ha inizialmente pensato di cancellare le prove”. Sempre secondo la ricostruzione, in quella fatidica notte il tranviere è uscito di casa e alle 9, arrivando a casa della suocera a Novegro, dove aveva portato al moglie la sera prima, ed era “pallido e turbato e calzava un paio di guanti neri”. Piangendo, ha raccontato alle due donne di aver ucciso Jessica durante una lite, di essersi difeso perché la ragazza “impugnava un coltello”. Così è tornato in via Brioschi con loro, mostrando il corpo massacrato con 40 coltellate all’addome, al tronco, al volto e alle braccia, alle due donne. L’uomo, poi, poco prima delle 11, ha chiamato il 118 dicendo che c’era stata una lite tra lui e la ragazza. Lui era riuscito a prendergli il coltello, a girarlo e a colpirla allo stomaco. Ha cercato poi di pulire l stanza, mettendola dentro alle borse per non vederla. Sosteneva anche di aver cercato di bruciare il corpo perché “infastidito dal corpo ferito”. Versioni in contraddizione, in cui non si fa mai cenno all’avance sessuale emersa anche dal bigliettino trovato su comodino della camera, indirizzato a Jessica.

 

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