237 giorni di prigionia, l’ultimo rapimento messo a segno dall’Anonima sequestri Sarda, che si concluse con un lieto fine dopo mesi di apprensione per le sorti dell’imprenditore bresciano Giuseppe Soffiantini, portato via dalla sua villa di Manerbio il 17 giugno del 1997, e morto questa notte a Milano a 83 anni per problemi cardiaci. Una disavventura che tutta l’Italia ricorda bene, difficile e complessa per gli inquirenti che cercarono di mettersi sulle tracce dei rapitori; mesi e mesi di silenzi e paura per i familiari dell’uomo, strappato dalla sua abitazione e nascosto nel bagagliaio di una macchina dai suoi rapitori, che avevano legato e imbavagliato la moglie. Soffiantini soffriva anche di cuore per un recente intervento, situazione che rendeva la vicenda ancora più drammatica. I responsabili di quel reato Attilio Cubeddu e Giovanni Farina, due latitanti, avevano organizzato tutto, dagli armamenti fino al nascondiglio in Toscana, ed avevano protratto la trattativa in modo instancabile sottraendo beni alla famiglia della vittima. Un primo tentativo di incastrarli andò male e durante la consegna del riscatto, quattro mesi dopo il sequestro, morì sotto il fuoco forse amico, l’ispettore Samuele Donatoni. Sempre in contatto con i banditi, i familiari avevano cercato di fare il possibile per garantire la sua liberazione. Le cronache riportarono in quei giorni la notizia del lobo dell’orecchio dell’imprenditore spedito alla famiglia e due mesi dopo l’altro lobo, spedito questa volta alla redazione del Tg5 insieme ad una richiesta di aiuto da parte dello stesso Soffiantini; una mossa di grande valenza mediatica e di forte impatto emotivo. Intanto lo Stato manteneva la linea dura, con l’intenzione di mettere fine al periodo dei sequestri. Il 9 febbraio 1998 l’imprenditore venne liberato ad Inpruneta, in provincia di Firenze, dopo il pagamento di un riscatto di cinque miliardi di lire. La famiglia però sborsò anche un miliardo che finì nelle mani di un mediatore, amico dei Soffiantini, e che venne poi arrestato: il generale dei Carabinieri Francesco Delfino. Uno dei rapitori, Giovanni Farina, venne rintracciato in Australia, e condannato a 28 anni, mentre rimane aperta l’ipotesi che possa essersi liberato del complice, mai più ritrovato, per non spartire il bottino. Soffiantini si dimostrò comunque vicino al suo rapitore, facendogli avere in carcere una macchina da scrivere e pubblicando in seguito alcuni suoi scritti. Soffiantini lascia tre figli Carlo, Giordano e Paolo. La camera ardente è allestita alla Poliambulanza, dove era ricoverato da qualche giorno e dove è morto la scorsa notte.

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