C’è una nuova frontiera nella lotta al cancro: si tratta di una terapia che guarda al sistema immunitario. Una terapia genica che riesce a dotare le difese immunitarie di una “protezione” contro la malattia. La terapia ha già portato i primi importanti risultati legati all’uso delle cellule dette Car-T ossia Chimeric, Antigen Receptor: tali dati sono stati resi pubblici oggi al convegno ‘Ricerca e innovazione tecnologica nella lotta contro il cancro: siamo già nel futuro’, organizzato dal Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze della vita presso la presidenza del Consiglio. “Le cellule CAR-T – ha spiegato Andrea Biondi, direttore della clinica pediatrica dell’Università di Milano-Bicocca – sono linfociti T con in superficie proteine sviluppate in laboratorio per dotarle di parti diverse, capaci d’individuare uno specifico bersaglio molecolare sulla cellula tumorale. La terapia CAR-T – ha aggiunto – è una pagina nuova della medicina, è la prima volta che una manipolazione genetica del sistema immunitario è efficace contro il cancro, come dimostra il suo utilizzo contro la leucemia linfoblastica acuta”. La terapia Car-T prevede il prelievo dai pazienti malati dei linfociti T, la loro modificazione genetica grazuie all’utilizzo di virus inattivi come vettori, e la reintroduzione nel corpo del paziente dei linfociti così modificati e “corretti”. Il genetista Giuseppe Novelli, rettore dell’Università di Roma Tor Vergata ha precisato che la procedura è paragonabile all’azione di dotare le cellule di una nuova corazza e della missione riprogrammata di colpire in modo specifico i tumori. Questa terapia e la ricerca che si orienta sulle difese immunitarie dimostra sempre più, anche alla luce di questi risultati, che lotta al cancro sta cambiando -e sarà sempre più affidata alla genomica, allo studio del Dna. Per Franco Locatelli, responsabile del dipartimento di Onco-Ematologia e Terapia Cellulare e Genica dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, “in futuro avremo banche dati di cellule da usare come ‘farmaci viventi’ per terapie più mirate”.

 

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