Capire il funzionamento della plasticità cerebrale – quel meccanismo fondamentale con cui il cervello si organizza (ad esempio nella fase di apprendimento), si adatta, compensa eventuali deficit (come dopo un ictus) riuscendo in parte anche a rigenerarsi – vuol dire aprire la possibilità di manipolarla per poter contrastare alcune patologie sia acute che croniche del sistema nervoso. Di questi nuovi orizzonti di ricerca ha parlato al Piccolo Eliseo di Roma il prof. Giancarlo Comi, direttore del Dipartimento di Neurologia e dell’Istituto di Neurologia sperimentale dell’Istituto San Raffaele di Milano, nel corso del terzo appuntamento di BrainForum “La Scienza e noi”. Attraverso la terapia genica è possibile  modificare le cellule ed arricchirsi di alcune capacità, ad esempio per produrre fattori neurotrofici; attraverso la stimolazione elettrica e magnetica è possibile cercare di indirizzare la plasticità secondo vie predeterminate; infine, esiste la possibilità attraverso terapie cellulari di riuscire almeno in parte a rimpiazzare il tessuto perso. Una via, quest’ultima, che il gruppo di ricerca del prof. Comi sta sperimentando al San Raffaele su persone colpite da sclerosi multipla con la terapia STEMS che consiste nell’infusione di cellule staminali neurali di origine fetale, cellule progenitrici in grado di specializzarsi in tutti i tipi di cellule nervose. La sperimentazione avviata nove mesi fa, la prima del genere al mondo, è ora nella fase 1 che mira a verificare la sicurezza dell’intervento.

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