Per dare una svolta alla situazione dei disabili non basta nemmeno il Fondo non autosufficienze della Regione, che il 12 febbraio di quest’anno ha stanziato 78 milioni e 800mila euro per tutta la Lombardia. Le necessità sono più elevate e le risorse, al paragone, sono molto carenti, ma da decenni, poiché per il disabile sono stati concepiti e messi a disposizione servizi, voucher e buoni ma non un progetto di vita, che tenga conto del fatto che il disabile è innanzitutto una persona, che cresce, si evolve, invecchia, e quindi ha esigenze diverse con il passare degli anni. I princìpi già fissati una ventina d’anni fa nelle leggi sul settore, basate sul progetto di vita personale, non sono stati seguiti. Così le misure e le risorse non bastano. Per queste le associazioni dei familiari hanno fatto sentire le loro lamentele anche nelle ultime riunioni, all’azienda sociale del Cremonese. La proposta delle associazioni è istituire un fondo calcolato su una quota per abitante, che valga per tutti i Comuni del territorio, in modo da garantire omogeneità di trattamento sul territorio. Un piccolo Comune sotto i mille abitanti, come molti nel Cremonese, stenta a dar sostegno a tre disabili, mentre Cremona è molto più organizzata. La delibera di giunta regionale del 12 febbraio scorso, pur stanziando un importo in sè elevato, costringe le famiglie a una difficile scelta tra la misura B1 dedicata ai gravissimi, cioè il buono da mille euro mensili per il caregiver familiare, e l’inserimento in una struttura per tutta la settimana. Sono poche le famiglie a scegliere le strutture, preferendo tenere a casa i portatori di handicap.
Anche per l’assessore ai servizi sociali Mauro Platé va favorita l’erogazione di servizi a domicilio, anziché le misure monetarie che si risolvono nel versamento di buoni e di voucher per acquistare servizi. L’obiettivo principale però è migliorare la qualità della vita dei disabili, come persone, mediante un inserimento sociale globale.
A Cremona poi cresce il malumore per la mancanza di una Rsd, ovvero una residenza sanitaria dedicata. Sarebbe interessante disporne anche secondo l’assessore cremonese, che però ricorda che sul territorio c’è abbondanza di Rsd ed è la Regione che ha accreditato e consentito l’apertura di queste strutture, penalizzando Cremona I fondi poi arrivano con i soliti tempi. L’Ats ha versato al Comune 460mila euro, di cui 100mila sono il saldo del 2014.

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata