Cremona. Sabato 5 maggio la nuova centrale di compressione Snam sarà completata e potrà entrare in funzione dal mese di settembre. Contro un impianto del medesimo tipo, a Sulmona in provincia dell’Aquila, manifestavano 12mila persone: nel nostro territorio invece, come nota il consigliere comunale Enrico Duranti, del gruppo No Gasaran, nulla si muove. E dire che la centrale di Sergnano è costata un consumo di suolo di 100mila metri quadrati, arrivando così a uno dei primati negativi della provincia di Cremona. Nessuna mobilitazione popolare, nemmeno considerando che l’aria di Lombardia è tra le più inquinate del mondo. A Sergnano saranno quindi attivate tre turbine, in una centrale da 128 megawatt, che emetteranno fumi a 496 gradi, che si sommano alle turbine già esistenti presso lo stoccaggio, con una potenza di circa 150 megawatt. Le emissioni inquinanti nell’aria di Sergnano inevitabilmente aumenteranno. Lo stoccaggio, secondo i dati resi noti dalla ditta, emette ogni anno più di un milione di metri cubi di gas, e grazie alla centrale ci saranno altri due sfiati che potranno diffondere nell’atmosfera più 175mila metri cubi di gas per la depressurizzazione dell’impianto, più gli ossidi di azoto, il monossido di carbonio e altro inquinamento acustico. La Snam ha affermato che tutto è sotto controllo e le istituzioni locali – Comune e amministrazione provinciale – si fidano, tanto che manca, come osserva ancora Duranti, un piano di monitoraggio della qualità dell’aria. Il settore Ambiente dell’amministrazione provinciale ha concesso l’autorizzazione, senza però un piano di mitigazione e prevenzione per il miglioramento ambientale e la riduzione dell’inquinamento. I contributi versati dalla Snam al Comune sono stati utilizzati per costruire opere pubbliche, come la palestra e un parcheggio. Di mitigazioni ambientali non c’è traccia. La lobby del metano è sostenuta dallo Stato e anzi la Snam ha ottenuto più di un miliardo e mezzo di euro in finanziamenti agevolati da parte della Banca europea per gli investimenti. Per i cittadini non c’è alcun vantaggio, anzi la qualità dell’ambiente è peggiorata, mentre in Italia la Snam nel primo trimestre del 2017 aumentato l’utile operativo del 6,6 per cento, arrivando a 353 milioni di euro. La partecipazione statale è scesa sotto il 30%: dunque per i privati c’è profitto, per i cittadini inquinamento, come conclude la nota del gruppo No Gasaran.

 

Paolo Zignani

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