Pier Giorgio Maria Calori, ora sospeso, è stato sentito per tre ore per l’interrogatorio di garanzia. “Non c’è nessuna corruzione” secondo la sua difesa. Dagli atti dell’indagine erano emerse le considerazioni di Cucciniello che intercettato descriveva la vicenda di un’infezione inventata da Calori per operare a tutti i costi. Il gip Teresa De Pascale, nell’ordinanza cautelare ha evidenziato “l’approccio interventista” di Calori “volto al maggior guadagno piuttosto che alla preminente cura del paziente”. L’avvocato Diodà, al termine dell’interrogatorio durato circa tre ore e mezza, ha voluto precisare che “dal procuratore e dal gip, Calori (ai domiciliari) ha avuto la conferma che questa vicenda non ha nulla a che fare con la sua professionalità” di chirurgo ortopedico. Nell’inchiesta allo stato non vengono contestate presunte lesioni a Calori. Sul tavolo dei magistrati, comunque, in questi giorni sono arrivate una serie di segnalazioni da pazienti la lui operati. Il difensore ha chiarito, inoltre, che il primario davanti al gip ha ammesso i “fatti oggettivi” descritti negli atti, ma lui “non ha mai posto in essere atti contrari ai doveri d’ufficio”. Nessuna corruzione, dunque, nei suoi rapporti con l’imprenditore Brenicci a cui sono riconducibili alcune società che forniscono dispositivi medici. L’imprenditore avrebbe incassato 874mila euro con le sue forniture (“tutte documentate e nell’interesse dei pazienti”, ha detto Calori) all’Unità Chirurgia Ortopedica Riparativa diretta da Calori, il quale sarebbe stato ripagato, secondo l’accusa, con consulenze per 206mila euro e altre utilità, come quote societarie. Per quanto riguarda poi i rapporti con l’ex sottosegretario al Pirellone, Gustavo Cioppa, indagato, Calori ha chiarito, come detto dal difensore, che “è persona seria, che non ha fatto nulla di male e a cui lui aveva solo chiesto la cortesia di verificare a che punto fosse il progetto Domino”, che nel marzo 2017 accreditava il reparto diretto da Calori come punto di riferimento regionale per il trattamento delle infezioni articolari.Nel frattempo, l’Ordine di Milano ha sempre chiesto ai Magistrati di potersi costituire parte civile in episodi come questi, perché minano la reputazione dei medici e la fiducia nei confronti dell’intero sistema sanitario. Sicuramente lo farà, anche in questa occasione”. L’Ordine, ha confermato ilo suo presidente Rossi, sta già decidendo anche per “altri provvedimenti cautelativi a tutela dell’onorabilità della professione. Purtroppo – ha aggiunto – devo lamentare che a oggi non abbiamo ricevuto ancora nessuna comunicazione ufficiale dalla Procura relativamente ai medici messi agli arresti, che è precondizione necessaria a qualsiasi nostra azione in merito. Appena appresa la notizia dagli organi di stampa, nello stesso giorno, ci eravamo immediatamente attivati chiedendo al Tribunale formale conferma. Ancora una volta non mi resta che auspicare una maggior collaborazione nella comunicazione tra istituzioni”.

 

 

 

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