Il gup Giovanna Campanile ha motivato il proscioglimento del sindaco di Milano Sala, ex commissario unico di Expo, e del manager Angelo Paris dall’accusa di abuso d’ufficio scrivendo che “Nessuna delle violazioni di legge indicate dall’accusa ha trovato conferma alla luce di valutazioni in punto di diritto o di fatto” e non si può ravvisare alcuna violazione perché l’operato di Giuseppe Sala “ha trovato pieno riscontro nelle determinazioni del Cda” di Expo in relazione “alla questione delle essenze arboree”. Dunque, nelle 14 pagine delle motivazioni, il giudice Campanile, “in esito alla piena lettura della normativa comunitaria congiunta con quella interna non ravvisa la ricorrenza della violazione di legge relativa al superamento dell’importo-soglia di 200.000 euro” per via del “potere di deroga del Commissario unico” attribuita a Sala “fattispecie che prevede una propria autonomia di soglia”. E quanto invece all’ipotesi “relativa all’aver ecceduto rispetto alla delega di poteri del consiglio di amministrazione, limitatamente all’importo” di 3 milioni “per i contratti di fornitura”, l’operato dell’allora numero uno di Expo e di Angelo Paris, non solo è stato seguito “costantemente”, ma è stato avvallato dal Cda che ha dato quindi il via libera all'”ampliamento dei poteri” di Sala “al fine della stipula dell’atto aggiuntivo” per la fornitura del verde al fine di “garantire lo stato di avanzamento dei lavori”. Per quanto riguard ainvece la questione del ‘verde’ nell’ambito dell’indagine con al centro il maxi appalto per la Piastra dei Servizi, la procura generale, dopo aver trasformato l’accusa da turbativa d’asta ad abuso d’ufficio, si è vista respingere dal gup la sua prospettazione accusatoria. Per Sala rimane così solo in piedi l’accusa di falso in bilancio, procedimento (giudizio immediato) che dovrebbe essere riunito con quello a carico di Paris e dell’ex dg Ilspa Rognoni che si aprirà il 7 giugno. A Giuseppe Sala, quando era Commissario Unico di Expo, era stato “riconosciuto l’esercizio di ‘poteri sostitutivi per risolvere situazioni o eventi ostativi alla realizzazione delle opere essenziali e connesse’ ad Expo 2015; la possibilità di provvedere in deroga alla legislazione vigente a mezzo di ordinanza nei limiti indicati con delibera del Consiglio dei Ministri; la facoltà di esercitare tutte le attività necessarie per garantire rispetto di tempi di realizzazione e limiti di spesa”. Per il giudice, dunque, anche se si volesse sostenere che Sala “abbia operato nella pura veste di A.D., e non già – come preferibile – di Commissario unico, non può ravvisarsi alcuna violazione” della norma del codice civile che regola i poteri di rappresentanza degli amministratori, dato che il cda di Expo2015 era “consapevole e partecipe di tutti gli sviluppi e decisione da adottarsi al riguardo” da parte dell’attuale sindaco di Milano e di Paris.

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