Dopo sei secoli, la Palata Malcontenta è dominata da un muro di pietre. I lavori di costruzione della centrale mini-idroelettrica autorizzata dall’amministrazione provinciale si sono conclusi e gli effetti delle quattro turbine attivate nella derivazione del Serio di Casale Cremasco confermano le amare previsioni. Le turbine risucchiano le acque, facendo scendere il livello e invertendo in alcuni punti il senso di scorrimento. Il comitato Salviamo il Menasciutto, grazie a Romano Sacchi, ha seguito lo svolgimento dei lavori perché il progetto della centralina da 486 kilowatt è molto simile a quello presentato dalla stessa società, Iniziative Bresciane, per la riserva naturale Palata Menasciutto, oltre che per la Palata Babbiona. Alla Malcontenta è stato sfruttato un salto di 3 metri e 10 centimetri, in una derivazione irrigazione che ha una portata media annua di non più di 16 metri cubi al secondo. C’è dunque un impatto ambientale per ottenere una produzione di elettricità poco consistente, sostenuta da rilevanti contributi pubblici, che arrivano a centinaia di migliaia di euro l’anno. La proposta di centrale presso il Menasciutto rimane però ancora attiva: la pratica non è stata ancora chiusa dal settore Ambiente dell’amministrazione provinciale, per quanto le norme nazionali e regionali vietino lavori edili in una riserva naturale. Alla Malcontenta l’alveo a monte della traversa è diventato un tavoliere povero d’acqua, con una profondità inferiore ai 30 centimetri. Difficile per il comitato trovare giustificazioni ad autorizzazioni pubbliche di questo tipo, dato che in tutta Italia le numerose mini-idroelettriche valgono meno dell’uno del per cento della produzione nazionale di elettricità. Si ottiene molta più energia idroelettrica dalla manutenzione delle turbine di una grande centrale che non autorizzando un gran numero di piccoli impianti.

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