Cremona C’è attesa, in corso Vittorio Emanuele II, per le decisioni che il futuro governo prenderà sul futuro delle Province, e in particolare sulle priorità che ne deriveranno per la polizia provinciale, principale organo di controllo e vigilanza sull’ ambiente. In assenza di scelte politiche, sarà l’anagrafe a mettere in difficoltà le politiche ambientali. E’ infatti preoccupante lo scenario che risulta dall’ approvazione del rendiconto 2017 e del piano di riassetto dell’ente Provincia da parte dell’ultimo consiglio provinciale. L’età media elevata dei dipendenti del settore Strade e manutenzioni stradali lascia prevedere pensionamenti e riduzione del personale, al punto che si renderà indispensabile una riorganizzazione. Il blocco del turn-over, a distanza di anni, si dimostra determinante. Problemi rilevanti anche per la polizia provinciale, che conta 13 dipendenti, 5 dei quali però andranno in pensione entro la fine del 2021. Questo significa che le richieste delle associazioni e dei cittadini di monitorare e controllare le attività produttive inquinanti potranno andare deluse. Si pone una questione di priorità, dato che gli agenti provinciali sono impegnati non poco sul fronte della sicurezza stradale e nella gestione di velomatic, telelaser e Falco 193, lo strumento che permette di riconoscere le automobili non assicurate. La riduzione del personale si è già verificata nel 2017, come conferma la relazione sui risultati raggiunti dai singoli settori dell’amministrazione, e tuttavia la polizia provinciale ha rispettato gli obiettivi di sicurezza stradale. Così c’è il chiaro rischio che in una riorganizzazione dei due corpi di polizia provinciale – stradale e ambientale – prevalgano gli obiettivi della prima. La proposta di Salviamo il Paesaggio di coordinare maggiormente i corpi di polizia comunale e provinciale non è stata accolta, mentre la domanda di sicurezza appare prioritaria alla maggioranza delle forze politiche.

 

Paolo Zignani

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