Cremona: Strada Sud, il centrosinistra impedisce il referendum

Le 500 firme raccolte in un fine settimana dai promotori del referendum per la Strada Sud non hanno commosso il centrosinistra cremonese, che anzi ribadisce l’impossibilità della consultazione popolare con una nota dei capigruppo Rodolfo Bona, Enrico Manfredini e Filippo Bonali. Il regolamento comunale stabilisce infatti che i referendum consultivi possono essere indetti solo entro febbraio e quest’anno non è stato possibile: le firme non sono state consegnate in tempo. E nel 2019 la scadenza elettorale per le amministrative comunali, in primavera, impedisce il voto popolare, come ha confermato il segretario comunale Gabriella di Girolamo. E il regolamento, insistono i tre capigruppo di maggioranza, non può essere cambiato dopo che l’iter è stato avviato. La strada Sud quindi, rimasta sulla carta ormai da mezzo secolo, divide ancora i cremonesi. I consiglieri di maggioranza oltretutto non si sono resi disponibili ad autenticare le firme: il comitato promotore, guidato da Maria Cristina Arata, si avvale del sostegno dei 12 consiglieri di minoranza: Alessandro Carpani e Alessandro Fanti della Lega, Marcello Ventura di Fratelli d’Italia, Giorgio Everet di Forza Italia e altri ancora. I promotori del referendum puntano sulle modifiche al tracciato originario, previste dall’ex assessore Federico Fasani, che utilizzano il più possibile le strade già esistenti, in modo da ridurre al minimo sia la spesa pubblica che l’impatto ambientale sul parco del Po, che anzi per Fasani che non corre alcun rischio. L’assessore Andrea Virgilio, con tutta la maggioranza, si oppone sia per i costi che per il consumo di suolo, ricordando che la stessa amministrazione Perri non ha voluto insistere, considerando i costi. Oggi il centrodestra ritiene che la previsione urbanistica della strada Sud debba rimanere, nella speranza che un domani, grazie a un bando o altra forma di finanziamento, i soldi ci siano e possano quindi essere accontentati i circa tremila residenti da anni favorevoli alla nuova tangenziale per liberare via Giordano e via Cadore dalla morsa del traffico. Da parte propria, il mondo ecologista e la sinistra hanno contato su un numero equivalente di firme contrarie alla colata d’asfalto, motivate da una preoccupazione: che una volta costruita l’infrastruttura, prima o poi giungano autorizzazioni a costruire case ed edifici commerciali, quindi senza ridurre per nulla il traffico di via Giordano, che già conta 20mila veicoli al giorno. Per queste motivazioni il centrosinistra ha cancellato la strada Sud dal piano regolatore.