Nessuna anomalia o evidenti problemi legati alla manutenzione sui carrelli, tra quelli esaminati finora, del treno 10452 Cremona-Milano che lo scorso 25 gennaio deragliò nei pressi della stazione di Pioltello causando la morte di tre donne e una cinquantina di feriti. Mancano però altri esami ma, questi primi risultati sugli “accertamenti non ripetibilli” sembrano dire che l’incidente, probabilmente, si sarebbe verificato per problemi sui binari, Ora però si attendono i rilievi sul primo vagone che deragliò, il terzo, che saranno effettuati in due parti, il 25 e il 28 maggio, nell’hangar Trenord. Le verifiche cercheranno di appurare se le ruote fossero o meno usurate. Inoltre, nel mese di giugno i consulenti inizieranno l’esame del giunto che aveva problemi di manutenzione, quello con la tavoletta di legno infilata sotto il binario, situato nel cosiddetto “punto zero”, proprio dove si staccò un pezzo di rotaia. Probabilmente, però, il materiale sotto sequestro, nell’hangar Rfi di Greco, dovrà essere spostato in un altro spazio, per evitare che venga danneggiato in modo irreparabile dalle infiltrazioni d’acqua dal tetto. Il ricordo di quanto accadde alla fine di gennaio è ancora vivo e forte soprattutto in chi, ogni giorno, riprende quel treno per andare al lavoro Proprio come stavano facendo quella mattina la maggior parte dei passeggeri del treno regionale Cremona-Milano. Nel frattempo, è emerso che i passeggeri si erano resi conto di quanto stava accadendo quando erano a un km di distanza dal punto zero, perché le carrozze centrali avevano incominciato a uscire dai binari provocando scintille e facendo tremare il treno stesso. Pure ilo macchinista si era reso conto di quanto stava accadendo, tant’è vero che aveva cercato di azionare il treno. Manovra che però non è servita a fermare la corsa dei vagoni impazziti. Di quel giorno, oltre al ricordo della grande macchina dei soccorsi che ha lavorato senza sosta per estrarre tutti i passeggeri dalle lamiere, restano i veleni, i rimpalli sulle responsabilità, le inchieste aperte e soprattutto le risposte che i familiari delle vittime attendono ormai da tempo. Oltre agli ormai classici e quasi cronici disagi per i pendolari. Insieme alla paura di chi, ogni giorno, percorre quei tratti e chiede maggior sicurezza.

 

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