Sono circa ottanta i nuclei familiari che sarebbero rimasti al buio, senza utenza energetica, senza i contributi versati dai servizi sociali comunali a Linea Più, secondo l’accordo stipulato nel giugno di due anni fa, tenendo vivo il rapporto già creato con Aem gestioni. Per quest’anno è già la seconda tranche di spesa per il settore diretto da Eugenia Grossi e dall’assessore Mauro Platè: 36mila euro lo stanziamento dell’altro ieri, che evita i distacchi facendo pagare le bollette al Comune, a una condizione: che i beneficiari si siano impegnati in un progetto personalizzato con il fine di raggiungere l’autonomia personale o familiare. La prima tranche di contributi, che risale al mese di marzo, era costata al municipio 19.928 euro.
Gli effetti della crisi economica e occupazionale del decennio scorso non sono stati infatti annullati dalla ripresa economica, che non ha raggiunto le fasce più deboli, anche se il mondo delle imprese ha segnato un notevole aumento della produzione industriale negli ultimi anni.
A Cremona ci sono inoltre nuclei familiari che non riescono a pagare nemmeno i farmaci, anche se i pazienti soffrono di malattie croniche o invalidanti abbinate a fragilità economica e sociale. In alcuni casi le medicine non sono a carico del servizio sanitario nazionale, per cui, compiute tutte le verifiche del caso, è il Comune a pagare: 16 persone, nel mese di maggio, hanno ricevuto complessivamente 1.151, seconda tranche di contributi erogati quest’anno. Una necessità che si ripete, a spese dell’amministrazione, all’incirca ogni due mesi. Nei dati statistici emergono a volte dati negativi, a smentire certi toni trionfalistici, come il calo delle forze di lavoro in provincia di Cremona fra il 2013 e il 2016, dato che risulta sommando le persone occupate e quelle in cerca di occupazione, sceso secondo l’Istat da 164.900 a 162.800.
L’inevitabile conseguenza delle gravi difficoltà socio-economiche di alcune centinaia di famiglie cremonesi risulta dall’attività dei servizi sociali, che hanno dovuto aumentare la spesa annua. Il Rei, reddito di inclusione, che arriva a circa 400 euro mensili per i casi di maggiore fragilità, vede ancora crescere il numero di beneficiari, inizialmente un centinaio, con la possibilità però di arrivare a 450 persone.

 

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