L’Abibes, azienda a rischio di incidente rilevante, sottoposta alla direttiva Seveso, torna a farsi sentire. Gli abitanti di Cavatigozzi, nella zona Dossetto, hanno subìto un intenso e fastidioso rumore di fondo nelle ore diurne, proveniente dalla zona industriale, e hanno chiesto informazioni al Comune e all’ente Provincia, facendo una serie di segnalazioni. L’unica risposta è venuta dall’Arpa Lombardia, che ha fatto sapere al comitato di quartiere che “sono in corso le attività di messa in sicurezza degli impianti della Abibes e pertanto le molestie segnalate fanno parte di queste operazioni, necessarie a ripulire le sezioni degli impianti da residui di gas, che potrebbero ancora essere presenti al loro interno”.
Anche la fiaccola della ditta di via Riglio è stata riaccesa, dopo anni, in seguito alla cessazione dell’attività della Tamoil. La società Nuova Abibes alla fine dello scorso anno ha rilevato l’Abibes di Adriano Binda Beschi, già fallita e messa in liquidazione. Decisivo è stato il ruolo del fondo di investimento Ms Distribution, di diritto ceco, che ha assunto il controllo della società in seguito a una scelta di lunga durata. La Nuova Abibes è uno stoccaggio di gpl della capacità di 20mila metri cubi e dispone di una darsena per l’ormeggio e lo scarico di navi gasiere che provengono dall’Adriatico navigando sul Po. Si tratta di un settore di mercato che è tornato a vivacizzarsi, a Cremona e non solo, mentre cresce a propria volta la domanda di sicurezza degli abitanti della zona. La frazione Cavatigozzi infatti è popolata da aziende a rischio di incidente rilevante: la Liquigas, la Abibes, entrambi depositi di gpl, e la Sol, quest’ultima senza rapporto di sicurezza ma con obbligo di scheda tecnica. La Sol fa produzione, deposito e imbombolamento di gas tecnici. E altre industrie a Cavatigozzi svolgono attività pericolose. La direttiva Seveso prevede piani di emergenza anche esterni, a tutela della popolazione. Il Piano di emergenza esterna, per l’Abibes risale al 2003 e indica che la zona di sicuro impatto è nel raggio di 450 metri, la zona di danno arriva a 550 e la zona d’attenzione a 650 metri. Il comitato di quartiere attende ancora informazioni dal Comune, soprattutto se sarà il caso di aggiornare i piani d’emergenza, a distanza di quindici anni.

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