Una presunta evasione fiscale da ben 300 milioni di euro. E’ quanto viene contestato dalla guardia di finanza di Milano al colosso dei social network, Facebook che avrebbe versato gli introiti derivanti dalla vendita di spazi pubblicitari in altri Paesi con una tassazione più favorevole rispetto a quella italiana. La presunta evasione, che vede coinvolte Facebook Ireland e Facebook inc., riguarda le annualità dal 2010 al 2016. La società potrebbe essere sanzionata con 100 milioni ma il contenzioso potrebbe risolversi, come accaduto con altri giganti del web, con una “adesione”, ovvero una transazione per una somma minore, con l’Agenzia delle Entrate. Una tegola pesante sul colosso social a cui si aggiungono in questo periodo altre grane come quelle relative alla privacy. L’Associazione per la difesa dei consumatori, unitamente alle organizzazioni partner in Belgio, Spagna e Portogallo, ha annunciato l’avvio di una class action nei confronti di Facebook per richiedere un risarcimento di almeno 200 euro per ciascuno degli utenti del social network danneggiati dall’uso improprio dei dati personali. Così la class action «Con la raccolta di grandi volumi di dati e la loro condivisione con parti terze senza che l’utente avesse dato il consenso in modo pienamente consapevole, Facebook ha violato sia la normativa sulla protezione dei dati, sia la fondamentale legislazione sui consumatori, traendone indebiti e ingentissimi guadagni». E’ questo dunque il comunicato con cui Altrocunsumo ha annunciato l’avvio di una class action nei confronti di Facebook, il cui atto di citazione verrà depositato a breve presso il Tribunale di Milano. L’Associazione mette a disposizione degli utenti un link attraverso il quale aderire all’azione con la quale verranno contestati al social network la violazione degli artt. da 20 a 25 del codice del consumo.

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