Cremona La novità dell’estate, da domani al 9 settembre, per chi viaggia sulla linea Cremona Brescia, è il ritorno delle automotrici diesel. Lo ha fatto sapere ai viaggiatori Trenord ieri pomeriggio con un avviso, in cui viene individuata una causa precisa: i lavori di Reti ferroviarie italiane a Brescia. Ci sono ancora 40 vecchi locomotori diesel, in circolazione soprattutto sulla Brescia-Parma, linea non ancora interamente elettrificata: Cremona, dove pure i diesel non sono mai scomparsi, malgrado le lamentele per il rumore, l’odore e il fumo, si appresta così, da domani, a compiere un passo indietro. Per i pendolari, inoltre, si prospettano tre settimane ancora più difficili, perché i cremonesi arrivati a San Zeno, l’ultima stazione prima di Brescia, dovranno scendere per proseguire fino al capolinea con un pullman. E in diversi si sono già rassegnati a viaggiare in automobile. Si verifica così una situazione paradossale, nella calda estate della Lombardia del Sud, mentre l’alta velocità e l’alta capacità stanno per raggiungere Brescia: non ci sono treni nuovi a Cremona e occorre usare i convogli degli anni Settanta. Contemporaneamente i due soci di Trenord – Ferrovie Nord e Trenitalia – litigano rivendicando ciascuno dei due il diritto ad acquistare i treni nuovi. Dario Balotta, di Liberi e Uguali, vista l’insoddisfazione dello stesso presidente della Regione Lombardia nei confronti della società ferroviaria, propone di sciogliere Trenord. La società è stata formata nel 2011, per rispondere all’esigenza del federalismo ferroviario di Formigoni e della Lega, da una parte, e dall’altra per garantire a Trenitalia, l’altra socio, finanziamenti certi ogni anno da parte della Regione Lombardia. Si sono fusi malamente così due mondi diversi. E dopo sette anni la spesa pubblica per ogni chilometro percorso dai treni lombardi è aumentata, un miliardo di euro l’anno, mentre gli automobilisti pendolari sono cresciuti più dei viaggiatori delle ferrovie, mentre la qualità del servizio è peggiorata. Meglio allora che le ferrovie regionali e quelle statali si separino, dopo sette anni di matrimonio infelice, e ciascuno torni al proprio ruolo. Ipotesi che la stessa Regione Lombardia sta considerando.

 

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