Corso Garibaldi sta diventando un deserto commerciale, colpito da nuove chiusure, mentre la crisi colpisce anche vie più centrali, come via Verdi. E la polemica colpisce il caro-affitti. Attualmente le aliquote Imu in vigore a Cremona prevedono lo 0,96% a carico di negozi e botteghe, aliquota che sale fino all’1,06% se la sede è sfitta. La proposta rivolta al Comune dal titolare di “Leccarsi i baffi”, enoteca-ristorante che ha appena chiuso in corso Garibaldi, è usare la leva fiscale, alzando l’aliquota sulle sedi dei negozi sfitti, per combattere il fenomeni gli affitti alti. L’attività, aperta da un gruppo di bresciani nell’ottobre del 2014, inizialmente versava 1.600 euro al mese, che in quattro anni sono lievitati fino a 2.000, pur avendo compiuto lavori di ristrutturazione degli impianti e acquistato la cucina per un investimento complessivo da 100mila euro. Gli incassi, benché il locale fosse frequentato da persone ben note, calciatori e artisti, clienti del Milanese e del circondario di Cremona, cultori del buon gusto a tavola, non sono bastati a pagare le spese. Il successo di un negozio, dunque, non può evitare la chiusura, se l’attività è colpita da costi esorbitanti, che crescono continuamente per un nemico evidente: l’ingordigia, come la chiama il titolare. I messaggi dei clienti, rattristati dalla chiusura, sono espliciti per tono e numero. Allora il commercio a Cremona ha bisogno di protezione per resistere: da solo il mercato non garantisce tutela. Da parte propria “Nara camicie” se ne va a Piacenza ed espone un cartellone scritto a mano in vetrina per spiegare i motivi della cessazione dell’attività: affitti troppo alti, concorrenza sleale dei centri commerciali, difficoltà d’accesso al centro storico, accanimento delle istituzioni, della burocrazia e delle autorità nei confronti dei piccoli imprenditori, che sono però “gli unici in grado di tener vivo il centro commerciale naturale e valorizzare le caratteristiche architettoniche e culturali delle nostre città”.
La protesta contro gli affitti praticati dai proprietari privati degli immobili del centro storico si fa sentire da anni ma non è mai stata così esplicita. Corso Campi e corso Garibaldi, ma anche le vie trasversali, pullulano di negozi chiusi o sfitti e di attività che propongono grandi sconti per sopravvivere. Abbandona corso Garibaldi anche “Sogni di carta”, la cartolibreria di Franca Elda Segalini, “per stanchezza, mancanza di motivazione e voglia di cambiare vita”. Le promesse di installare una pavimentazione di pregio in corso Garibaldi, da parte del Comune che non manca mai di vantare crescenti accessi di turisti, per lo più lasciano freddi i commercianti. Anche accanto alla statua di Stradivari ci sono cessazioni di attività.

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