Da domani il “punto zero”, quel tratto di binario sconnesso, con un giunto di legno che è finito sotto la lente degli investigatori come presunto colpevole della tragedia di Pioltello, costata la vita a tre donne, sarà analizzato. In tutti i modi, per capire come e perché, la mattina del 25 gennaio scorso, forse per l’usura, si staccò un pezzo di 23 centimetri di rotaia. Fu correndo lì sopra che il treno dei pendolari Cremona-Milano delle 6.25 deragliò dopo la stazione di Pioltello, andando a schiantarsi contro un palo della luce. Ora il pezzo di binario si trova sotto sequestro, per opera della magistratura, insieme all’intero tratto di rotaia interessato e chiuso in un deposito a Greco. Da domani i consulenti incaricati dalla Procura e quelli nominati dagli indagati, i vertici e tecnici di Rfi più i vertici di Trenord, inizieranno gli accertamenti irripetibili, analizzando quel tratto anche con apparecchiature sofisticate per cercare di capire cosa lo abbia lesionato e perché si stato poi fatto quel rattoppo in legno. a causa però di infiltrazioni d’acqua dal tetto nell’attuale magazzino, prima dell’operazione tutto il binario sequestrato verrà trasferito in un altro capannone a Greco. Diffiicle, a oggi, stabilire il tempo necessario per tutte le analisi sul giunto. Dalle prove effettuate nelle scorse settimane dagli esperti, pare certo che i carrelli dei vagoni transitati sopra il “punto zero” non avessero problemi tecnici. L’uscita del treno dai binari, dunque, potrebbe in realtà essere stata provocata dall’impatto tra le ruote della terza carrozza e il “gradino” che si era formato nel punto in cui i binari non erano più allineati e per cui era stato messo quel pezzo di egno come toppa. Un’operazione non prevista dalle procedure, secondo Rfi, ma che che, come avrebbero ammesso gli addetti ai lavori, verrebbe usata in tutta Italia come soluzione provvisoria.

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