Una scomparsa che non può essere accettata senza sapere che fine realmente ha fatto la piccola Iushra Gazi, scomparsa nei boschi di Serle nel bresciano, il 19 luglio, mentre si trovava in gita con altri ragazzi accompagnati da alcuni educatori. La piccola, autistica, ha completamente fatto perdere le sue tracce, tanto che è stato impossibile capire dove sia finita, nonostante l’intervento di centinaia di soccorritori, speleologi, cani addestrati nel ritrovamento e nella ricerca, forze dell’ordine e volontari, droni e elicotteri. Non è solo la famiglia della piccola che vuole sapere la verità, ma è tutta la comunità bengalese che si stringe attorno alla famiglia di Iushra per chiedere che l’attenzione rimanga alta. Il padre pur esprimendo gratitudine per la machina dei soccorsi e per l’impegno delle istituzioni, non si arrende e chiama all’appello tutti per partecipare alla manifestazione, sabato in Largo Formentone, per chiedere la verità e affinchè la storia di Iusrha non finisca nel silenzio. Non è infatti accettabile che non si sia ritrovata la bambina e neppure il suo corpo, e che la famiglia non possa avere risposte e non possa sapere se sperare di riabbracciarla o dirle per sempre addio. Dieci giorni nei boschi sono un periodo lungo, ma non è possibile che non vi sia traccia della ragazzina, per questo non soltanto la pista dell’allontanamento, ama anche quella del rapimento sembra ricevere credito dai familiari. In tutto 1500 uomini infatti hanno scandagliato i boschi e ogni angolo dell’ampia zona di Cariadeghe, ben 750 ettari di parco naturale, tanto da affermare con certezza che Iushra non si trova nella zona. Ormai anche l’ultimo presidio dei vigili del fuoco è stato smontato, domenica, dopo un’ultima ricerca, ma la speranza non si ferma se non davanti a prove concrete sul destino toccato alla bambina. Fino a quel momento la famiglia chiede che non ci si dimentichi di Iushra e che non si smetta di cercarla o quantomeno di cercare la verità

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