La lettera di quattro pagine, suddivisa in ventisei punti, con cui il sindaco Gianluca Galimberti il 16 agosto ha risposto alla richiesta di chiarimenti del difensore regionale Carlo Lio non ha per niente chiuso le polemiche sulla Strada Sud, che divide i cremonesi ormai da decenni. Infatti tra circa un mese il consiglio comunale, a maggioranza, potrà cancellare dal Pgt il tracciato del pezzo mancante di tangenziale, che fa sì che un flusso di traffico di 22mila veicoli passi ogni giorno per via Giordano. Il comitato per il referendum, guidato da Maria Cristina Arata, intende chiedere ai cremonesi, prima del consiglio comunale, se vogliano o no la Strada Sud. I tempi però stringono, quindi Arata, che è anche presidente del quartiere Giordano Cadore, dopo essersi appellata al difensore regionale ha chiesto al prefetto un incontro allo scopo di tutelare i diritti costituzionali dei cittadini, che, secondo il comitato per il referendum, sarebbero stati violati dal sindaco, che non indice la consultazione popolare. Per questo il prefetto è stato pregato di inviare al ministero degli Interni e al presidente della Repubblica la documentazione in materia. Il sindaco Galimberti, che ha vinto le elezioni promettendo fra l’altro di non fare la strada Sud, ha ribadito che le firme sono state consegnate in ritardo, mentre la domanda sulla corretta applicazione del regolamento comunale sui referendum è stata presentata al comitato dei garanti soltanto il 24 febbraio, pochi giorni prima che scadesse il termine stesso per indire consultazioni popolari in linea con le norme. I sostenitori del referendum ricordano però che il comitato dei garanti nemmeno era stato nominato, dopo tre anni e mezzo di amministrazione, e che questo ritardo si è ripercosso su tutte le scadenze. Da una parte gli abitanti di via Giordano non accettano i tempi lunghi, che richiedono ancora anni, prima che i provvedimenti del Piano urbano della mobilità sostenibile abbia efficacia riducendo il traffico dei veicoli. Rumori e gas di scarico esasperano i residenti. Dall’altra parte il centrosinistra vuole evitare consumo di suolo e i rischi connessi a una nuova strada di due chilometri, a ridosso del parco del Po: il problema sarebbe solo spostato e nel corso degli anni, superando gli attuali vincoli, l’espansionismo edilizio minaccerebbe una zona di particolare pregio ambientale.

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