Non si poteva certo illudersi che il nuovo amministratore delegato di Trenord, Marco Piuri, cambiasse qualcosa ancor prima di prendere le redini della società. L’agosto nero dei pendolari è continuato ieri con una serie impressionante di soppressioni sulla Cremona Brescia: soppresse le corse delle 15.40 e delle 16.40, mentre il 17.40 è partito con 10 minuti di ritardo per l’intervento della squadra delle pulizie. Cancellati anche i convogli delle 18.40 e delle 19.40. Nel percorso inverso Cremona-Brescia,  i disagi sono stati inevitabili. Peggio di tutti ha fatto il Cremona-Brescia delle 19.24, con i suoi 46 minuti di ritardo causati dai tempi lunghi di preparazione del treno all’interno del deposito, ancora prima di partire. Il convoglio più frequentato, il 2661 delle 18.20 da Milano centrale per Cremona-Mantova, ieri è stato fatto partire da Lambrate e alle 20.19 accumulava 31 minuti di ritardo per un guasto. Ieri mattina alle 6.44 un passeggero ha segnalato che il treno 2646, sulla Cremona Milano, aveva cinque carrozze, di cui solo  due climatizzate, e molti portoghesi. Andrea Bertolini, dell’associazione Utenti del trasporto pubblico sta raccogliendo deleghe di pendolari a sostegno dell’azione legale condotta in Procura contro Trenord. E in autunno l’Utp ricomincerà la serie di incontri pubblici a Mantova e Cremona. Oggi non va meglio di ieri. Il Cremona Codogno delle 12.21 si è fatto aspettare per 28 minuti per un guasto, e il Cremona Brescia delle 12.24 ne ha persi 21 per la sostituzione del treno stesso. Anche la Cremona Treviglio ha registrato un ritardo di 10 minuti in mattinata, e il Brescia Cremona delle 17.40 è già stato cancellato dal tabellone. Dario Balotta di LeU trasporti Lombardia ricorda una battuta di Andreotti: “I pazzi si distinguono in due tipi: quelli che credono di essere Napoleone e quelli che credono di risanare le Ferrovie dello Stato”. E aggiunge che lo spoils system del Pirellone ha fatto ricordare che siamo passati dal riciclo dei boiardi di Stato al riciclo dei boiardi federalisti, ma questo non basterà a riformare i servizi in Lombardia. Intanto ci si augura che l’arrivo, anzi il ritorno di Marco Piuri non consenta alla Farisè di ottenere una buonuscita da un milione di euro.

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